Muliebre

mu-lì-e-bre

Significato Relativo alla donna, tipico della donna

Etimologia voce dotta recuperata dal latino mulìebris, ‘femminile’, da mulier ‘donna’.

  • «Non so di preciso chi è che questo disegno rappresenti, capisco solo che è una figura muliebre.»

È una parola dotta, che in certi contesti ha un'aura elegante— classica, per un latinismo smaccato — con qualche punto che però oggi scricchiola. Infatti i suoi usi tradizionali, che spesso si mostrano con tagli più specifici rispetto al mero femminile, possono risultare fuori tempo. Niente di strano: nella sensibilità comune il novero delle caratteristiche che distinguono in maniera tipica il genere femminile da quello maschile è mutato, in ampiezza e in accettabilità.

Ci salva dall'impelagarci in un discorso enorme, chiarendo e circoscrivendo subito la questione, un esempio di uso tradizionale del termine muliebre, che mette bene sul tavolo la delicatezza del caso e la labilità dell'uso: il lavoro muliebre non ci apre in mente tanto le rivendicazioni delle lavoratrici, quanto il lavoro tipico, diciamo pure adatto alla donna — dal ricamo alla segreteria. E questo tratto, questa sfumatura si può facilmente estendere.

Certo, non pare ci sia niente di sconveniente nell'indicare come il monumento sia affollato di statue muliebri, o nel parlare dell'arte muliebre che appassiona l'amico, o della legge che incide, in meglio o in peggio, su necessità muliebri. Ma come si sente bene, c'è più di un che di affettato.

Il latino mulier non continua in italiano col significato di 'donna'; continua con quello di 'moglie'. E questo aggiunge al registro dotto una prospettiva di alterità della donna — peraltro si dibatte sull'origine di mulier, che è plausibile sia legato a mollis 'tenero', o direttamente, come s'intendeva in antichità, o mediante l'immagine della giovane (tenera) in età da marito.

La considerazione delle caratteristiche tipiche del genere femminile (che non è un tabù, e non ci fa camminare sulle uova) ha semplicemente iniziato a richiedere una certa sobrietà — e questo basta a minare gli usi normali o ironici di un termine per forza di cose magniloquente. Se diventa meno opportuno enfatizzare e sviolinare, al muliebre vien tolto il tappeto sotto ai piedi. A meno che...

A meno che non si usi proprio in senso critico. Se parlo di come il collega genitore sbuffa perché vorrebbe che la figlia si dedicasse di più a giochi muliebri, se parlo dell'amica che in maniera velenosa nota gli spigoli poco muliebri della conoscente, se considero come nell'organizzazione della festa la cucina sia rimasta un feudo muliebre, ecco che posso sfruttare il punto di vista consolidato di questa parola per rappresentarlo con immediatezza nel momento in cui intendo biasimarlo.

Parola pubblicata il 24 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti