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Oltremare

ol-tre-mà-re

significato

Al di là del mare; luogo che si trova al di là del mare; Mediterraneo orientale, Medio Oriente, Terra Santa, Nordafrica; blu, anticamente ottenuto dal lapislazzuli

etimologia

composto di oltre e mare.

  • «È un tappeto che mi ha portato da uno dei suoi viaggi oltremare.»

Dato che il mare è blu, il blu oltremare prenderà questo nome dai toni dell’alto mare, dove le sfumature si fanno più profonde. O no? Anche se c’è un gioco di eco cromatiche, no: nasce letteralmente come un blu di oltremare, il blu che viene dall’altra parte del mare. Ma come, i colori viaggiano? Sì.
Si riferisce al pigmento del blu di lapislazzuli, quello costosissimo con cui sono dipinti tanti degli affreschi e delle miniature più celebri della nostra storia dell’arte — colore degno del manto della Madonna. Un pigmento ottenuto a partire dall’omonima pietra semi-preziosa che da noi è introvabile, e che doveva essere importata dall’Asia, da oltremare (oggi siamo in grado di riprodurlo in maniera più sofisticata ed economica).

È un dato che ci mette subito in luce un punto saliente: ‘oltremare’ è un termine che a dispetto della vaghezza con cui ci indica qualcosa che si trova dall’altra parte del mare, nella nostra storia ha avuto, per forza di cose, un significato piuttosto preciso. È stato l’insieme delle terre del Mediterraneo orientale, del Medio Oriente (con un fuoco particolare sulla Terra Santa), dell’Africa del nord. Un luogo che può parere vago nei confini, e che però come riferimento geo-culturale rivela una certa omogeneità, specie per il punto di vista di popoli come il nostro, affacciati sul mare, con porti interfacciati costantemente con un vasto, variegato, indefinito oltremare, e che in particolare tendevano la propria attenzione verso un fulcro religioso, luogo della narrazione biblica ed evangelica, e quei centri commerciali da cui l’Asia entrava in Europa.

vago< e sospeso (di quelli che piacevano a Leopardi), e che però proprio in virtù della sua vaghezza riesce ad avere un’incisività unica. Non descrive, ma evoca, non delimita, ma apre: solo così riesce a portarsi dietro tutta un’atmosfera di >esotismo<, tutta la possibilità e tutte le rischiose promesse di un altro mondo, di un >oltre< mondo. Che sia quello più domestico di un Oriente che si trova al di là delle acque di questo nostro mare, che sia quello transoceanico, e che >adombri< luoghi noti o ignoti. Che richiamo straordinario è l’oltremare! Un richiamo condiviso da una cascata di generazioni.>

E se vogliamo muovere qualche passo di grammatica, troviamo anche qui un motivo di fascino sospeso, nella doppia vita di avverbio e di sostantivo che ha questa parola: è al di là del mare ma anche ciò che si trova al di là del mare. Si emigra oltremare, si torna da oltremare: direzione e luogo.

Allora posso parlare delle terre d’oltremare che fanno parte di un vecchio impero, così come dell’amica che ora insegna oltremare, su una via irrimediabilmente lontana dalla nostra, e dei regali che la zia ci porta dai suoi viaggi oltremare, quando torna fra i nostri colli.

Parola pubblicata il 02 novembre 2022

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