Tautologia
tau-to-lo-gì-a
significato
Proposizione in cui il predicato ripete ciò che è già contenuto nella premessa; ripetizione, espressione ridondante; in logica, proposizione complessa che risulta sempre vera
etimologia
voce dotta recuperata dal latino tardo tautologia dal greco tautología ‘che dice lo stesso’, composto di tautós ‘lo stesso, medesimo’ e -logía ‘discorso’.
«Il triciclo ha tre ruote.» «Hai altre tautologie da dire?»
Parola pubblicata il 10 gennaio 2024
Commenti
Ancora nessun commento. Lascia tu il primo!
Con questa parola dall’aria carismatica e complessa parliamo di una categoria particolarmente interessante e radicale di ovvietà. In effetti, anche se è articolata, finisce per essere più semplice di quel che pare.
Ho deciso che farò così perché così ho deciso. O le cose stanno così o stanno in un altro modo.
Ecco i due corni della tautologia: queste proposizioni o sono vere per definizione (il triangolo. ha tre lati, il cantante canta) o non aggiungono niente alla premessa (il cibo buono mi piace, quello cattivo no).
In ogni caso non hanno un contenuto informativo: possiamo essere davanti a leggi monolitiche, o a discorsi che non vanno da nessuna parte, o che girano in tondo. Questi sono caratteri importanti da saper notare, perché la parola giusta è in grado di cogliere la natura e il difetto di un detto.
‘Tautologia’ è un termine evidentemente greco, ed è composto di un secondo elemento notissimo, -logia, che deriva da logos e ci presenta quindi un genere di discorso, e un primo elemento,tauto-, che è un po’ meno noto ma che semplicemente indica il medesimo, l’identico, lo stesso (per inciso, ‘tautó’ è un raro esempio di crasi propriamente detta). Quindi la tautologia è il detto che dice lo stesso, avvitato su una medesima cosa.
È un termine che abita molti contesti. Possiamo trovarlo in usi specialistici, ad esempio nella logica formale, a qualificare (specie nell’uso moderno) proposizioni sempre vere: ad esempio una proposizione complessa che abbia come componente ‘A o non A’ (il pomodoro è rosso o non rosso) è sempre vera. In retorica, qualifica soprattutto proposizioni che predicano qualcosa di già contenuto nella premessa, e che quindi, anche se magari si propongono di definire e argomentare, non sviluppano niente. L’amministrazione ha adottato fra tutte questa scelta perché l’ha preferita alle altre, mentre per l’art.4 co.2 del codice penale, «agli effetti della legge penale è territorio dello Stato il territorio della Repubblica [...]».
Va notato che in retorica la tautologia ha molto a che spartire con la perissologia, che coglie il fenomeno con un taglio di abbondanza inutile di parole.
Questo modo di restare chiaro in superficie, così solido e generico, echeggiando e ridondando, entra anche nel linguaggio comune — come quando alziamo in alto. Anzi, a volte qui le tautologie prendono anche profili diversi, di affermazioni di polso che non temono il ridicolo (ora è ora, poi è poi; non è finita finché non è finita). Ma beninteso: quando chiamiamo una proposizione ‘una tautologia’, il giudizio è sempre negativo, e piuttosto chiuso — a differenza di un lapalissiano che, senza essere meno affilato, è più scherzoso e aperto.
Curiosamente, esistono anche tautologie onomastiche. È un fenomeno che investe soprattutto i toponimi, nomi di luogo: specie passando di lingua in lingua possono finire per comporsi con una somma di tautologie. Le chiamiamo ‘isole Faroe’, ma alla lettera significhiamo ‘isole isole (øer) delle pecore (fær)’; chiamiamo l’Etna con l’altro splendido nome di Mongibello, ma è un nome che significa ‘monte monte’, composto dal mons latino e dal gebel arabo, con lo stesso significato.
Capita, quando una porzione antica di un toponimo, da nome comune che era, cessa di essere compresa — e quindi si ripete in un’altra lingua o in una lingua corrente. Un fenomeno di diffusione universale.