Verboso
ver-bó-so
significato
Prolisso, ridondante
etimologia
voce dotta recuperata dal latino verbosus ‘prolisso, esteso’, derivato di verbum ‘parola’.
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ver-bó-so
Prolisso, ridondante
voce dotta recuperata dal latino verbosus ‘prolisso, esteso’, derivato di verbum ‘parola’.
No no, niente di dissacrante verso l’altezza della parola, nel verboso. L’ordinarietà della sua origine e dei suoi trascorsi ce lo mostra come una presenza consueta della vita scritta, della vita culturale, dal verbosus latino, al suo recupero trecentesco all’italiano, fino a oggi — un termine dalla lunga storia senza scossoni. E perciò il suo significato, decantato così a lungo, è da ascoltare con attenzione particolare.
Ha molti sinonimi, ma nessuno è altrettanto massiccio, nessuno comunica i suoi significati con altrettanta pulizia. Il prolisso ci parla di un’estensione, di un dilungarsi; il logorroico di un flusso parlato inarrestabile (e tecnicamente patologico); il ridondante racconta un abbondare traboccante. Il verboso, con la semplicità del suffisso in ‘-oso’, fa leva precisamente, staticamente sulla quantità di parole. E così dà mediatamente l’idea del sovraccarico, del trascinato, dello sbavato — che inferiamo dalla mole.
Così chiamiamo verboso chi per esprimere la sua opinione si diffonde a parlare o a scrivere in maniera inopportuna, irritante, richiedendo una tale quantità di tempo e di attenzione da riuscire francamente scortese; verboso chi fra batterie di particolari inutili e divagazioni sofisticate affoga quel po’ di significato che ha da trasmettere; verboso chi per la quantità stucchevole e poco interessante di ciò che dice ci abbatte nella noia e nel fastidio.
Ma attenzione: il verboso parla di quantità. E però la quantità non va considerata in assoluto: qui eccede rispetto all’opportuno, al necessario. Capita di sentire delle persone che vorremmo non smettessero mai di parlarci, che amiamo divaghino, scendano nei particolari, e il verboso non ci parla di questi casi. C’è anche goffaggine, nel verboso, incertezza, e una pesantezza che manca di eleganza, e una forma di presunzione che si accompagna a ingenuità: difficilmente sono verbose le persone che hanno il polso della situazione e la dominano. Ma la valutazione cambia molto da punto di vista a punto di vista. (Ricordo che all’ultimo anno di liceo tutti mi dicevano che l’undicesimo capitolo de Il ritratto di Dorian Gray era eccezionalmente noioso, prolisso, verboso. Per me, oltre a contenere il senso dell’intero romanzo, era di una bellezza struggente, e ogni volta che lo leggevo desideravo che non finisse.)
Insomma, una parola che sa rendere giustizia a realtà psicologicamente complesse e a prospettive diverse; ha un grado di ricercatezza gradevole, che non ne colpisce la spendibilità, e anzi il suo suono grave contribuisce a dare una rappresentazione immediata del suo significato. Una grande risorsa.