Cantiere navale; stabilimento per costruzioni militari; deposito di armi o di oggetti eterogenei
dall’arabo dar as-sinna’a letteralmente ‘casa della costruzione’.

Sono lingue strutturate in maniera nettamente diversa dalla nostra, eppure sono lingue culturalmente vicine, che hanno vissuto in millenaria prossimità con l'italiano. In questo ciclo sulle parole semitiche, con la guida di Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue con specializzazione in giornalismo, alterneremo parole ebraiche e parole arabe, e avremo modo di osservare le peculiarità di queste lingue, e gli speciali filoni di significati che hanno portato nella nostra.
Cantiere navale; stabilimento per costruzioni militari; deposito di armi o di oggetti eterogenei
dall’arabo dar as-sinna’a letteralmente ‘casa della costruzione’.
Strumento musicale a percussione tipico della Spagna, formato da due placchette di legno, spesso in forma di conchiglia, legate da un cordino. Nome alternativo di un mollusco bivalve chiamato pinna
dall’arabo naqqra, strumento musicale simile al timpano, derivato dal verbo naqara, ovvero ‘colpire, schioccare’ ma anche ‘essere cavo, concavo’.
Che appartiene o si riferisce al regime dittatoriale islamico fondamentalista afghano; studente coranico appartenente al gruppo estremista che governa l’Afghanistan; come aggettivo, intollerante, intransigente, integralista, fanatico
dal plurale in lingua pashtu del sostantivo arabo ṭālib, cioè ṭālibān, che significa ‘studenti’.
Fibra tessile ottenuta attraverso la lavorazione della bambagia, la sostanza morbida e bianca che ricopre i semi delle piante del genere Gossypium
dall’arabo medievale quṭūn, a sua volta dall’arabo classico quṭn, ‘cotone’.
Minerale fillosilicato di magnesio, polvere profumata per l’igiene personale
dall’arabo ṭalq ‘talco’ (ma non solo), forse da un termine di origine persiana.
Danzatrice e cantante egiziana, esperta di poesia e di musica, spesso confusa con l’odalisca
attraverso il francese almée, dall’arabo ῾ālima, cioè ‘donna istruita’.
Unità di conteggio della carta, pari a cinquecento fogli; in senso spregiativo e riferito a categorie di persone, vale genere, razza, qualità
dall’arabo rizma ‘pacco, fascio’, da razama ‘impacchettare’.
Unità di peso delle pietre preziose; indice di purezza delle leghe auree; in generale, un ventiquattresimo
dall’arabo qirat, ventiquattresima parte di una moneta, il dirham, a sua volta dal greco keration ‘carruba’, i cui semi venivano usati per pesare preziosi – diminutivo di keras ‘corno’.
Giovane rozzo che segue la moda in maniera vistosa e volgare
dall’arabo tammar ‘venditore di datteri’, da tamr, ‘dattero’.
Portabagagli, uomo di fatica che di mestiere trasporta pesi; cafone
dall’arabo faqīh ‘teologo, giureconsulto’, e poi ‘sovrintendente alle dogane’, dal verbo faqah, essere edotto sulle questioni di legge divina.
Compravendita di beni spirituali, come cariche ecclesiastiche e indulgenze
dal latino medievale simonia, dal nome del personaggio degli Atti degli Apostoli Simon Mago. Il nome Simone deriva dall’ebraico Shim’on, dal verbo shamá’, ascoltare, ed ha quindi il significato di ‘colui che ha ascoltato’.
Piatto originario del Maghreb a base di granuli di semola di grano duro cotti al vapore e conditi con una varietà di sughi e accompagnamenti
attraverso il francese cous cous, dall’arabo kuskūs, dal berbero seksu o anche keskesu.
Che riguarda san Giovanni Evangelista o il papato di Giovanni XXIII
dal nome Giovanni, di origine biblica, attraverso il latino Joannes e il greco Yoànnes, dall’ebraico Yehochanan o Yochanan, in cui Yeho- o Yo- sta per ‘Dio’ e -chanan significa ‘ha avuto misericordia’.
Brocca
attraverso lo spagnolo garrafa, dall’arabo ġarrāfa ‘brocca’, forse dal verbo ġarafa ‘versare’.
Persona dotata di fenomenale forza fisica
attraverso il latino Samson e il greco Sampson, dall’ebraico Shimshon, dalla parola shemesh, cioè ‘sole’; nome di uno dei Giudici d’Israele, personaggio biblico, eroe della lotta contro il popolo dei Filistei.
Mescolare, riunire; creare una lega di mercurio e altri metalli
da amalgama, attraverso il latino medievale amalgama, a sua volta dall’arabo ‘amal al-ğamā’ ovvero ‘attuazione dell’unione’: ‘amal deriva dal verbo ‘amila, cioè agire, operare, funzionare, e ğamā’ è il coito.
Colorante rosso estratto originariamente dalla radice della pianta robbia o garanza
dall’arabo al-‘uṣāra, cioè ‘succo’, dal verbo ‘aṣara, ‘spremere, strizzare’.
Canaglia, mascalzone, ma anche scansafatiche, tizio sfaccendato e pure un po’ sporco, oggi usata soprattutto in tono scherzoso
voce derivata dal napoletano, accrescitivo di ‘lazzaro’, con lo stesso significato, dallo spagnolo làzaro ‘pezzente, lebbroso, mendicante’, a sua volta da Lazzaro, nome di un povero pieno di piaghe presente in una parabola riportata nel Vangelo di Luca; tale nome, Lazzaro, deriva, attraverso il latino e il greco, dall’ebraico El’azar, col significato di ‘aiutato da Dio’ o ‘Dio ha aiutato’.
Birichinata, monelleria, ragazzata facilmente perdonabile o, per ironia antifrastica, guaio grosso e irrisolvibile. In un’accezione più antica significa fare la spia
dall’ebraico meraggēl, cioè ‘spia’, attraverso la parlata giudeo-triestina maraghèl.
Recipiente di ceramica cilindrico, con manico laterale, usato di solito per bere bevande calde
attraverso il francese tasse e lo spagnolo taza, dall’arabo ṭāsa, ‘tazza’, ‘scodella’ o ‘ciotola’.
Che è relativo all’arte di Michelangelo Buonarroti; possente, maestoso, drammatico
dal nome Michelangelo (in riferimento a Michelangelo Buonarroti), composto di Michele e Angelo. Il primo deriva dall’ebraico Mikha’el, nome teoforico col significato di: ‘Chi è come Dio?’; il secondo deriva dal greco ànghelos, ovvero ‘messaggero’.
Che è tipico o proprio dei faraoni, re dell’antico Egitto. Magnifico, monumentale, sfarzoso
da faraone, attraverso il latino pharao e il greco pharaòn, derivato dall’ebraico par‘ōh, che a sua volta sembra provenire dall’egizio pr-‘eh col significato di ‘palazzo reale, casa grande’.
Mattone composto da argilla e paglia, essiccato lentamente e usato in edilizia da numerose popolazioni nel corso dei secoli; edificio costruito con tali mattoni
attraverso lo spagnolo adobe, e l’arabo al-tawb (mattoni), dal copto toobe, cioè mattone.
Delinquente, mascalzone, malfattore
dal nome di Barabba, personaggio che si incontra nei Vangeli durante il processo di Gesù, attraverso il latino Barabbas, il greco Barabbàs, dall’aramaico bar abbā (figlio del padre) o bar rabba (figlio del maestro).
Appellativo di Gesù, che trascorse a Nazareth, in Galilea, l’infanzia e la giovinezza. Che appartiene o è proprio del gruppo artistico tedesco dei nazareni, fiorito all’inizio dell’Ottocento. Nome proprio maschile
attraverso il latino Nazarènus ed il greco Nazarenós, derivato dal toponimo Nazareth, città della Galilea, di etimo incerto. Forse è derivato dal verbo nasar, col significato di custodire, controllare, o dal verbo nazar, cioè consacrare.
Strumento che permette la misurazione di una lunghezza con grande precisione; diametro di una cavità cilindrica; diametro dei proiettili di armi da fuoco; qualità, importanza, grandezza delle persone o dei concetti
attraverso il francese calibre, dall’arabo qālib ‘modello, stampo’.
Sostanza odorosa estratta in natura dall’albero Cinnamomum camphora e da altri vegetali, e ottenibile per sintesi, dai molti usi, e in particolare usata come repellente per le tarme
attraverso il latino medievale camphora, che viene dall’arabo kāfūr, ‘canfora’, forse da una lingua austronesiana o da una lingua indiana.
Liquore di colore rosso brillante molto usato in pasticceria
attraverso lo spagnolo alquermes, dall’arabo qirmīz, a sua volta dal persiano kirm, che sta per ‘verme’.
Inferno, luogo della dannazione eterna; antica valle nei pressi di Gerusalemme che fungeva da discarica di rifiuti
dal nome ebraico della valle Gē Hinnōm o anche Gēʾ ḇen-Hīnnōm. Nel primo caso ‘valle di Hinnom’, nel secondo ‘valle del figlio di Hinnom’. In aramaico si contraggono in Gehinnom o anche Gehinnam.
Che tipico è dell’epoca della regina Elisabetta I Tudor, che ha regnato in Inghilterra dal 1558 al 1603
dal nome Elisabetta (Elizabeth in inglese), attraverso il latino tardo Elisabeth, il greco Eleisabet, dall’ebraico Elishebha, formato da due parti: ‘el che indica Dio e shaba’, legata al concetto di giuramento o anche al numero sette.
Resina aromatica estratta da alberi e arbusti del genere Commiphora diffusi nella penisola arabica e nel corno d’Africa, che può essere bruciata per odorare gli ambienti o usata per creare profumi
attraverso il latino myrrha, ed il greco myrra, dall’ebraico mōr, legato alla radice semitica m–r–r, con significato di ‘amaro’.
Frustare, colpire con una sferza, picchiare con violenza
derivato dall’italiano antico ferza, con prefisso intensivo s-, dall’arabo firāṣa, cioè ‘pezzo di tessuto, drappo’.
Che appartiene o che è proprio della corrente artistica dei preraffaelliti, artisti che andavano contro le nozioni accademiche nell’Inghilterra di metà Ottocento
dall’inglese preraphaelite, composto da prefisso pre- e da Raphael, Raffaello. A sua volta il nome Raffaello, variante di Raffaele, è un nome teoforico biblico, portato da uno degli arcangeli, dall’ebraico Rafa’el col significato di ‘Dio guarisce’.
Pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae i cui semi sono commestibili
attraverso il latino sesamum, il greco sésamon e l’arabo simsim, da una radice semitica (forse accadica, forse babilonese o forse fenicia) che veicola il significato di grasso, oleoso.
Che è proprio del popolo di Israele, della cultura ebraica
attraverso il latino israeliticum e il greco israelitikós dal secondo nome del patriarca Giacobbe, Yisra’el, nome con molteplici spiegazioni etimologiche, tra cui la più conosciuta ‘che ha combattuto con Dio’.
Crema a base di ceci, sesamo, aglio, olio di oliva e succo di limone, tipica delle cucine palestinese, israeliana, libanese, turca, greca e, in generale del Vicino Oriente
dall’arabo ḥummuṣ che significa ‘ceci’, plurale di ḥimmiṣ, versione abbreviata del nome completo ḥummuṣ bitaḥini (‘hummus con salsa tahina’, a base di sesamo).
Ufficiale con incarichi di polizia e amministrazione. Nel mondo musulmano, discendente diretto di Maometto
nel primo significato dall’inglese sheriff, dalla combinazione delle parole shire ‘contea’, e reeve ‘magistrato’, dall’antico inglese scír-geréfa ‘magistrato di contea’. Nel secondo significato dall’arabo šarīf, ovvero ‘nobile’.
Vegliardo, anziano di età estremamente avanzata
dal nome del patriarca biblico Matusalemme, in ebraico Maṯūšélaḥ, dal significato dibattuto e composto di due parti, mat ‘uomo’, e il verbo shelah, cioè ‘inviare, lanciare, tirare’, che dà luogo anche al nome di un’arma che può essere lanciata.
Giacca, specie da uomo, per completi formali, casacca delle uniformi militari, giacca delle uniformi dei fantini. Criniera del leone
nel primo significato, dall’arabo ğubbeh, ovvero ‘lunga veste maschile’. Nel secondo, dal latino iuba.
Gineceo (parte di un edificio riservata alle donne), insieme di donne con cui un uomo intrattiene numerose storie d’amore allo stesso tempo; in etologia, gruppo di esemplari femmine che fanno parte di un gruppo presidiato da un solo maschio, il quale ha diritto esclusivo di accoppiamento
attraverso il turco harèm, dall’arabo ḥarīm ‘luogo proibito’, dal verbo ḥarama, i cui numerosi significati includono privare, escludere, proibire, vietare.
Specie nell’Africa occidentale e nel Maghreb, asceta, santo, uomo la cui vita esemplare è ricordata e celebrata e la cui tomba è luogo di devozione; la tomba stessa che diventa oggetto di culto
attraverso francese e portoghese, dall’arabo murābiṭ, cioè persona che vive nel ribāṭ, sorta di fortificazione, di castello-monastero posto in zone di confine presso cui vivevano uomini di fede e di spada, che difendevano i territori e divulgavano l’islam.
Che è relativo alle lingue del gruppo semitico, che è relativo ai popoli semitici del Vicino Oriente e dell’Africa settentrionale
dall’aggettivo semita, coniato in ambito linguistico alla fine del XVIII secolo, derivato dal personaggio biblico Sem, figlio di Noè, che secondo il primo testamento sarebbe il progenitore dei popoli semitici.
Che è relativo alla cultura mozarabica, dei mozarabi, cristiani di Spagna che durante la dominazione islamica assimilarono elementi arabi nella lingua, nell’arte e nella liturgia
attraverso lo spagnolo mozarabe, dall’arabo mustaʿrib, participio attivo di decima forma verbale che significa ‘arabizzato’.
Maestoso veliero usato dai Portoghesi e dai Genovesi all’epoca delle grandi scoperte geografiche adatto alle traversate oceaniche
attraverso il genovese, di origine dibattuta: forse dall’arabo ḥarrāqa, ‘brulotto’, o forse da qurqūr, attestata in alcuni vocabolari come ‘veliero lungo e grande’, forse legata al greco kérkouros, scialuppa, o al fenicio kelekku, probabile antenato anche della parola araba kalak, dai significati di catamarano e di chiatta fluviale.
Veliero veloce e leggero usato specie da portoghesi e spagnoli fra il XV e il XVII secolo
attraverso il portoghese caravela, parallelo all’arabo qārib, ‘barca’, dal latino carabus, imbarcazione per la pesca, a sua volta dal greco kárabos ‘scarabeo’.
Dio denaro, vile denaro, peccato dell’avarizia, demone-dio della mitologia siriaca
voce dotta, dal latino tardo mammona, ‘guadagno’, attraverso il greco biblico mamonàs, dall’aramaico māmōnā, di etimologia ulteriore incerta, forse dall’ebraico o dal siriaco.
In astronomia, punto immaginario dell’intersezione tra la retta verticale passante per l’osservatore e la sfera celeste; punto più alto, posizione massima
dalla parola araba samt, cioè ‘via, strada, direzione’, nell’espressione samt ar-ras ‘direzione della testa’, latinizzata con fantasia da qualche copista medievale in sanit e zenit.
Che riguarda il patriarca biblico Abramo, che è proprio delle fedi monoteiste che riconoscono Abramo come patriarca
dal nome del patriarca Abramo, che nella Tanakh, la bibbia ebraica, ricorre nelle due forme Abram e Abraham. In entrambe ab significa ‘padre’, nella prima ram sta per ‘alto, innalzato’, nella seconda raham comunica il senso di ‘moltitudine, di molti’.
Pianta erbacea annuale della famiglia delle Chenopodiacee
attraverso il latino medievale spinacium, tramite l’arabo isfānāğ, a sua volta dal persiano ispanâk, e influenzato da spina, cioè ‘spina’.
Letteralmente ‘permesso, legittimo’, ciò che è permesso nell’alimentazione ebraica
dall’ebraico kashér che significa ‘permesso, legittimo, lecito’.
Strumento musicale a percussione, componente di costruzioni meccaniche di forma cilindrica con varie funzioni, struttura che sorregge le cupole
dall’arabo, nell’incrocio di due termini musicali: ṭunbūr e ṭabūl, il primo col significato di ‘strumento a corde’ e il secondo con quello di ‘tamburo’.
Terzo libro della Bibbia nella tradizione cristiana; come aggettivo, che è relativo alla tribù di Levi, sacerdotale
attraverso il latino levìticus e il greco leuitikós, dal nome biblico Levi, in ebraico Lewi.
Tipo specifico di angelo nell’angelologia ebraica e cristiana; bel bambino o bella bambina
dalla forma plurale della parola ebraica keruv, cioè keruvim, forse risalente ad un significato di origine semitica relativo al pregare.
Nel linguaggio giovanile, “rilassati”, “sta’ tranquillo”
probabilmente, dall’espressione araba in šāʾ Allāh, spesso riportata semplicemente come inshallah, che significa ‘se Dio vuole’.
Parte della stanza occupata dal letto, spesso delimitata da una nicchia e nascosta da tendaggi; per estensione camera da letto e attività del talamo
attraverso lo spagnolo alcoba, dall’arabo al-qubba, ‘stanza, cupola’.
Voce che compare nel Vangelo secondo Matteo come insulto; ingiuria che sottolinea la stupidità e la pochezza di una persona
adattamento, attraverso il greco neotestamentario rakà dalla parola aramaica reqā, cioè vuoto, stupido, da rīq, ovvero vuoto, forse derivato da una parola accadica o da una parola caldea.
Parte posteriore del collo, dove la colonna vertebrale si collega al cranio
attraverso il latino medievale nucha, dall’arabo nukhā, ovvero ‘midollo spinale’, e da nuqra, ‘fossa della nuca’.
Animale invertebrato marino appartenente alla classe degli Antozoi, che vive in colonie di polipi e che dà vita alle barriere coralline tropicali grazie allo scheletro calcareo di forma arborescente da essi prodotto; sfumatura di rosso; in gemmologia, pietra preziosa di origine organica
dal latino corallium, prestito dal greco koràllion, è probabilmente di origine semitica, dalla parola ebraica goral, ‘sasso, pietra’.
Resina fossile amorfa, preziosa e considerata, in gemmologia, una pietra di origine organica; colore dorato e caldo tipico della resina; nella locuzione ‘ambra grigia’, sostanza odorosa di una rarità eccezionale, in passato usata come ingrediente in profumeria, prodotta dai visceri dei capodogli
dall’arabo ‘anbar che significa ‘ambra grigia’, ma propriamente ‘capodoglio’.
Che è proprio dei gesuiti, che appartiene ai gesuiti e al loro ordine; in senso dispregiativo ipocrita, falso, subdolo
da gesuita, ovvero chi appartiene all’ordine religioso della Compagnia di Gesù, in latino Societas Jesu. Da Jesus, a sua volta attraverso il greco ellenistico Iesus, dall’aramaico Yeshua, che in ebraico è Yĕhoshūa, nome teoforico composto da una particella Yah, o Jah, che indica Dio e la parola yasha, salvezza, col significato di ‘Dio è salvezza’.
Bevanda leggermente alcolica ottenuta dalla fermentazione di succhi di frutta, specie di mele e pere
attraverso il francese sidre, derivato dal latino tardo sicera, che viene dal greco sìkera, probabilmente un prestito dall’ebraico šēkār.
Tecnica di tessitura, merletto decorativo eseguito tramite l’intreccio e l’annodatura di fili
giunto in italiano dal genovese, attraverso il turco makramà che è dall’arabo māḥrama, cioè ‘fazzoletto’.
Nome di un dio del popolo dei Filistei, il cui culto era celebrato nella città di Ekron; nel secondo testamento è il nome dato al Principe dei Demoni; nella cultura popolare è un diavolo, o anche IL diavolo
dall’ebraico Ba’al zĕbūb, nome con cui è riportata nella Bibbia una divinità filistea adorata a Ekron.
Ornare un tessuto con punti decorativi eseguiti con ago e filo e volti a creare un motivo o un disegno particolare; abbellire una storia con dettagli ed episodi tra il vero e l’inventato
dall’arabo raqama, ‘punteggiare’, ‘cifrare’, ‘marchiare’ ma anche ‘scrivere’.
Abitante della regione della Samaria, relativo al popolo dei Samaritani, seguace della religione del Samaritanesimo; persona buona, caritatevole, e in particolare, in medicina, donatore di organi o tessuti che mette a disposizione il proprio corpo a chi ne ha bisogno generosamente e senza remunerazione
voce dotta recuperata dal latino ecclesiastico samaritanus, che attraverso il latino Samarīa e il greco Samarìa, deriva dall’ebraico Shōmrōn, di origine incerta, forse da Shemer, nome del capoclan da cui il re Omri acquistò il terreno per costruirvi la sua capitale.
Strumento musicale a corde e in legno, usato principalmente nella musica rinascimentale o barocca ed eponimo della famiglia degli strumenti musicali dei liuti
dall’arabo al-‘oud, che significa ‘bastone, pezzo di legno’.
Ideologia e movimento politico nato nel XIX secolo con l’intento di fondare uno Stato ebraico in Palestina
da Sion, il nome del monticello su cui sorge la città di Gerusalemme e dove ne fu fondato il primo nucleo.
Spezia preziosissima ottenuta dagli stimmi di ‘Crocus sativus’. Nome alternativo del croco. Colore giallo dal sottotono caldo e avvolgente
attraverso il latino medievale safaranum, dall’arabo zaʿfarān che significa appunto ‘zafferano, croco’, di origine oscura, forse prestito dal medio-persiano za’ferân, a sua volta, forse, da ja’fari ‘prezzemolo’, probabilmente legato ad una radice sanscrita.
Proprio della Vergine Maria, associato alla Vergine Maria; che parteggia per Gaio Mario, o proprio di Gaio Mario, uomo politico dell’antica Roma al centro di una guerra civile contro Lucio Silla
nel primo significato attraverso il latino Maria e il greco Marìa, che è dall’ebraico Miryam, di etimologia discussa; nel secondo, dal nome di Gaius Marius, tribuno romano, e il nome latino Marius è probabilmente teoforico, collegato alla divinità maschile Marte.
Frutto dell’albero ‘Citrus sinensis’
attraverso lo spagnolo naranja, dall’arabo nāranj che significa ‘arancia amara’, dal persiano nāranğ forse col significato di ‘frutta preferita degli elefanti’, probabilmente di origine sanscrita.
Tecnica artistica che usa l’assemblaggio di tesserine di pasta vitrea o di pietra per comporre immagini e decorazioni; relativo alla figura di Mosè, proprio di Mosè
come sostantivo, dal latino medievale musaicum (attributo di opus ‘lavoro’), attraverso la parola musaeus o musēus, a sua volta dal latino Musa ‘Musa delle arti’; come aggettivo dal nome del patriarca biblico Mosè, in ebraico Moshè. La radice è forse egizia, Moses, col probabile significato di ‘figlio’.
Nome comune dell’animale ‘Giraffa camelopardalis’ e del genere ‘Giraffa’, di un tipo di microfono e di una costellazione
dall’arabo zarāfah che significa ‘giraffa’, probabilmente dal somalo geri.
Che è proprio della religione, della cultura o del popolo degli ebrei, lingua del popolo ebraico
attraverso il latino hebreus e il greco hebraiòs, dall’aramaico ‘ebhrai, che corrisponde all’ebraico ‘ibhri, letteralmente ‘che viene dall’altra parte (del fiume)’. Tradizionalmente, però, si fa risalire la parola ‘ebreo’ ad uno dei patriarchi postdiluviani, Eber.
Tintura cosmetica ottenuta dalla pianta ‘Lawsonia inermis’
attraverso il francese, dall’arabo al hanna o al hinna. Probabilmente deriva dal medio-persiano hannāy, ma non tutti gli studiosi sono unanimi.
Rivoluzionario in generale; più in particolare che aderisce al gruppo politico parigino antimonarchico dei giacobini, formatosi nel 1789; chi sostiene idee estremiste con faziosità
dal francese jacobin, derivato dal latino medievale Jacobus, a sua volta dall’ebraico Ya’akob, nome del patriarca biblico Giacobbe.
Vento proveniente da sud-est
dall’arabo magrebino shoruq, derivato dal verbo arabo sharaqa, letteralmente ‘egli è sorto’.
Nella Bibbia, sostanza che Dio fece scendere dal cielo per nutrire il popolo ebraico nel deserto dopo la fuga dall’Egitto. Per estensione, accadimento favorevole che avviene nel momento in cui ce n’è più bisogno, o qualcosa di fisico che arriva ad aiutare e alleviare le pene. In botanica, resina di frassino e, più in generale, secrezioni zuccherine di varie piante
voce dotta recuperata dal latino ecclesiastico manna, che viene dal greco manna, a sua volta dall’ebraico mân. Tradizionalmente, ritenuta derivante dalla domanda Man hu? ovvero ‘Che cos’è?’, che secondo l’Esodo si posero gli Ebrei vedendola cadere dal cielo.
Piante caprifogliacee, provenienti dalle regioni temperate dei due emisferi: la varietà più nota e più usata è la ‘Sambucus nigra’; barca tradizionale araba dalle caratteristiche vele triangolari
nel suo significato botanico, dal latino sambucus, la cui origine è oscura; nel suo significano nautico, dall’arabo sanbūq, a sua volta, forse, dal persiano sunbuk.
Proprio dei serafini; che è pervaso da una profonda serenità e beatitudine
attraverso il latino ecclesiastico seraphicus derivante dal latino cristiano seraphim serafino, l’angelo più in alto nella gerarchia angelica; questa parola fu mutuata dal greco al quale è giunta dall’ebraico śĕrāfīm, propriamente, ‘gli ardenti’ – derivato del verbo sāraf che significa ‘ardere, bruciare’.
Tonalità di rosso luminoso con sottotono blu propria di un pigmento che in tempi antichi era ricavato dalla frantumazione di gusci di cocciniglie
attraverso il latino medievale cremisinum, dall’arabo qirmīz, a sua volta dal persiano kirm, che sta per ‘verme’.
Sterminio del popolo ebraico avvenuto in Europa durante la Seconda guerra mondiale
dall’ebraico shoah, parola presente diverse volte nella Bibbia ebraica e che significa ‘distruzione totale’, ‘devastazione completa’. Alcuni studiosi affermano che la radice trilittera sh–a–h in origine significava ‘fare un gran boato’, ‘crollare con un gran rumore’ per poi passare, col tempo, ad indicare il ‘crollare in rovina’.
Titolo conferito ad un superiore di un ordine monastico o di un’abbazia
attraverso il latino ecclesiastico abbas, che è dall’aramaico abbā, una parola che è traducibile con ‘babbo’ o ‘papà’, in quanto più informale rispetto ad av, cioè ‘padre’.
Pianta della famiglia delle Asteraceae, commestibile e con proprietà benefiche per il fegato
dall’arabo kharšūf, forse attraverso lo spagnolo alcachofa o come prestito diretto.
Figura attesa alla Fine dei Tempi, comune, seppur con delle differenze, alle escatologie delle tre fedi monoteiste ebraica, cristiana e musulmana; nell’antico testamento, persona a cui è stata somministrata l’unzione divina (ad esempio un re), nel nuovo testamento Gesù Cristo; salvatore, liberatore, persona attesa da cui ci si aspetta molto
dall’ebraico mashīaḥ, attraverso il greco messías e il latino ecclesiastico messīas. La radice trilittera semitica all’origine è m – sh – h, che si è sviluppata anche nell’arabo con lo stesso esito semantico, cioè ‘cospargere d’olio’.
In passato indicava un dazio, un tributo, più in generale una tassa di vario tipo, molto spesso sui generi alimentari, soprattutto in Italia e in Francia, o l’ufficio presso cui si pagava. Oggi si usa questa parola come sinonimo di ‘tassa’, ma non ha una valenza giuridico-tributaria di rilievo
dall’arabo qabālat, che significa ‘garanzia’, ‘malleveria’, derivato dal verbo qabila, cioè ‘accettare’ ma anche ‘ricevere’, ‘accogliere’. Attraverso il latino medievale gabella.
Kajal, trucco nero per gli occhi
dall’arabo kuḥl, cioè ‘ombretto, polvere di antimonio’, ma anche ‘collirio’, appartenente alla famiglia del verbo kaḥala, ovvero ‘tingersi le palpebre’.
Interiezione dal significato letterale di ‘sia lode a Dio’ presente numerose volte nella Bibbia ebraica; parte specifica della liturgia della messa cattolica che precede la lettura del Vangelo (omessa in tempo di quaresima) e della liturgia greco-ortodossa
dall’ebraico Halləluyah, parola composta da hallelu (‘sia lode’) e yah (prima parte del tetragramma sacro che indica il nome di Dio in ebraico e che non va mai né scritto né pronunciato nella sua interezza). La parola è rimasta invariata nei secoli passando attraverso il greco, il latino e diffondendosi in moltissime lingue.
Frutto dell’albero di albicocco (Prunus armeniaca)
dall’arabo al-barqūq che oggi vuol dire ‘prugna, susina’, probabilmente dal greco praicòkium, a sua volta dal latino praecoquus.
Calvario, monte su cui fu crocifisso Gesù; luogo di pena
attraverso il latino Golgotha, a sua volta dalla trascrizione greca della parola aramaica Gūlgūtā, che in ebraico è Gulgoleth. La radice trilittera che ne è all’origine è g – l – l, seme di parole che hanno significati relativi alla forma tondeggiante, circolare.
Bagno turco
dall’arabo hammam, cioè ‘bagno’. Deriva dalla radice trilittera h – m – m, relativa al calore e che si lega a verbi col significato di scaldare, bagnare, lavarsi o anche aver la febbre.
Il Diavolo, il Male, l’Anticristo, il Demonio, Lucifero, l’Avversario. Nella Bibbia, alcune volte è usato come nome comune; in altri punti, invece, è nome proprio del Demonio
attraverso il greco della Bibbia dei Settanta (traduzione del III secolo a.C. dall’ebraico al greco) Satanas, dall’ebraico Sāṭān. La radice trilittera semitica all’origine è s – t – n, propria di parole legate all’avversare, all’osteggiare.
Comandante di una flotta armata, grado massimo di un ufficiale della Marina Militare
dall’arabo amir al-bahr, che significa signore, comandante del mare, dal verbo àmara ‘comandare’, e bahr ‘mare’, carica diffusasi dapprima in Sicilia, alla corte normanna, e poi in tutte le altre marine, attraverso il greco-bizantino amerás prima e il latino medievale amiratus poi.
Che è relativo ad Adamo, il progenitore della specie umana; che è relativo alla setta degli Adamiti; nudo
dal nome di Adamo, secondo la tradizione giudaica, cristiana e islamica, progenitore della specie umana; Adam nella Bibbia è usato semplicemente col significato di ‘uomo, umanità, creatura’, e l’etimo è incerto. Forse da ‘adamah ‘suolo’, forse da dam ‘sangue’, o ancora dall’accadico adamu ‘fare, creare’.
Agrume giallo, di forma ovoidale, frutto della pianta ‘Citrus limon’
dall’arabo laimūn, forse preso in prestito dal persiano limun. Alcune tesi sostengono che la parola venga da una lingua austronesiana, cioè del sud-est asiatico.
Nel passato era un aggettivo usato per indicare gli ebrei che abitavano la valle del Reno – attuale Germania. Oggi lo si usa per parlare dei discendenti degli ebrei dell’Europa centrale e orientale (e delle loro tradizioni e liturgie), che compongono una parte della società israeliana
da Ashkenaz, parola che nell’ebraico medievale indicava grossomodo la Germania; nella Genesi ed indica, secondo la Tavola delle Nazioni, una popolazione discendente da Iafet, uno dei figli di Noè.
Grande cuscino su cui adagiarsi per dormire e riposare
dall’arabo maṭraḥ, cioè ‘il posto dove gettare cose’, dal verbo arabo ṭaraḥa che letteralmente significa ‘egli ha gettato, scaricato, buttato’.
Nel passato era un aggettivo usato per indicare gli ebrei che abitavano la penisola iberica, cioè sia la Spagna che il Portogallo. Oggi lo si usa per parlare dei discendenti degli ebrei spagnoli e portoghesi (e delle loro tradizioni e liturgie), che compongono una parte della società israeliana
dall’ebraico Sepharad, che significa ‘Spagna’. Nella Bibbia ebraica viene nominata una volta soltanto ed è una città non ben identificata del vicino oriente. Successivamente gli ebrei intesero Sepharad come Spagna.
Edificio in cui, per concessione del signore locale (ad esempio il doge a Venezia) i mercanti stranieri potevano depositare le loro merci, trattare compravendite e albergare
dall’arabo funduq, ‘albergo, locanda, hotel’, a sua volta dal greco pándokos, ‘albergo’, composto di pas e dékomai, ‘accogliere tutti’,.
Traditore
in riferimento a Giuda Iscariota, dal nome proprio ebraico Yehuda, che significa ‘lodare Dio’, da yadah che tra le altre cose significa ‘ringraziare, lodare’.
Ornato, decorato con motivi ad incastro; di superficie, abbellita con elementi in legno, madreperla, osso e altri materiali preziosi finemente lavorati
dal verbo arabo raṣṣa’a, intarsiare, fregiare. Il nome verbale che ne deriva, tarṣī’, definisce l’azione del decorare, dell’intarsiare, del mettere insieme facendo combaciare.
Paradisiaco, delizioso, proprio del Giardino dell’Eden
dall’espressione ebraica gan bə‘êḏen ovvero ‘giardino in Eden’, con êḏen di probabile origine accadica o sumerica, che significa ‘giardino, terra fertile e naturalmente irrigata’, successivamente passata ad indicare il paradiso.
Fiore dell’arancio, del limone e degli altri agrumi
dall’arabo zahr ‘fioritura’, derivato dalla radice trilittera z – h – r propria del verbo zahara, ‘risplendere’, giunto in italiano attraverso il dialetto siciliano.
Dottrina dell’ebraismo sviluppatasi in tempi antichissimi che si è evoluta specialmente nel Medioevo sia in senso mistico, sia in senso misterico, sia in senso magico; tecnica di divinazione per mezzo di numeri e lettere; imbroglio
dall’ebraico qabbālāh ovvero ‘ricezione, trasmissione, tradizione’, da quibbel che significa ‘ricevere, accettare’, originato da una radice trilittera semitica q – b – l.
Quadernino, blocco note
dall’arabo taqwīm che significa ‘almanacco’, dal verbo qama che, nella sua seconda forma, generalmente intensiva, qawwama, assume il significato di ‘mettere nel giusto ordine’, ‘sistemare in ordine preciso’, attraverso il latino medievale tacuinum.
Appartenente alla popolazione dei Filistei; persona chiusa e reazionaria, gretta, incolta
dall’ebraico Pĕlishtīm, ‘popolo dei Filistei’, attraverso il greco Phylistiaioi e il latino Philistaei.
Branca della matematica che studia l’estensione e la generalizzazione delle relazioni dell’aritmetica a entità matematiche variabili
dall’arabo al-ǧabr, ‘riduzione, riunione, riconnessione’, derivato del verbo ǧabara, letteralmente ‘egli aggiustò’ (specifico dell’ambito ortopedico, quindi ‘egli aggiustò un osso’).
Capo spirituale di una comunità ebraica, dottore della legge ebraica, la cui figura ricopre anche cariche di rappresentanza
dall’ebraico rabbī, che significa ‘grande’ ma anche inteso come ‘maestro’, proveniente da una radice semitica trilittera r – b – b.
Che è proprio degli alcali, basico, dei metalli che appartengono al primo gruppo della tavola periodica, di reazioni chimiche basiche
dall’arabo al-qily ‘potassa, soda’, derivato da una radice trilittera q – l – y che indica il friggere, l’arrostire.
Festività ebraica che ricorre ogni cinquanta anni; indulgenza plenaria concessa dal papa ogni venticinque anni per i fedeli che compiano un pellegrinaggio particolare a Roma; cinquantenario
voce dotta presa in prestito dal latino ecclesiastico (annus) iubilaeus ‘anno giubilare’, che attraverso il greco iobelaîos è dall’ebraico yōbēl ‘capro, montone’.
Bevanda preparata grazie alla tostatura e macinazione dei chicchi di piante appartenenti al genere Coffea; locale pubblico assimilabile al bar
dall’arabo qahwa, arrivato in italiano attraverso il turco kahve.
Parola che, pronunciata alla fine di molte preghiere, significa ‘così sia’, come sostantivo può voler dire ‘attimo, momento, fine, termine’. Spesso usata per terminare un discorso in modo netto
parola derivata dall’avverbio ebraico āmēn, ‘in verità, certamente’.
Acaro ematofago vettore di diverse malattie; stabilimento statale dove si stampano banconote, si coniano monete, si producono valori bollati
nel primo significato, dal longobardo zëkka, legato ad una radice di ceppo germanico occidentale tik che significa ‘pungere’; nel secondo dall’arabo sikka che significa ‘conio, stampo per battere monete’.
Aggettivo che indica il riposo, specialmente riferito all’anno; relativo al sabato, giorno di riposo nella fede ebraica
dall’ebraico shabbāt, ‘giorno di interruzione del lavoro’.
Soluzione zuccherina a base di frutta, bevanda zuccherata, liquido medicamentoso della farmacopea tradizionale addolcito dalla presenza di saccarosio
dal latino medievale sirupus, a sua volta dall’arabo sharāb ovvero bibita, derivato dalla radice trilittera sh r b, ‘bere’.