Almanacco
al-ma-nàc-co
Significato Calendario con notizie complementari — astrologiche, agricole, culturali, economiche, mediche
Etimologia attraverso il latino medievale almanach, forse dall’arabo iberico al – manàch, con significato di tavola astronomica, clima, luogo per far inginocchiare i dromedari.
- «Si è annotata tutto in quel suo almanacco, mi sembra un buon segno.»
Parola pubblicata il 19 Aprile 2026 • di Maria Costanza Boldrini
Nel 1832, rimettendo le mani sulle Operette morali, Giacomo Leopardi scrive il Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere. Brevissimo ma, come spesso accade ai testi corti, denso: contiene una riflessione disincantata e anche pessimistica (ma va?) sulla vita, sul passato e sul futuro, su ciò che vorremmo rivivere o non rivivere.
Il passeggere si ferma a discutere (oggi diremmo con insofferenza si accolla) con un venditore che propone ai potenziali acquirenti degli almanacchi, ovvero dei calendari, dei lunari contenenti notizie astronomiche, astrologiche (che una volta erano grossomodo la medesima cosa), consigli per semine e raccolti, per la cura della casa e degli animali, annotazioni e consigli medici ed economici, proverbi e adagi di saggezza popolare. Si intenderà bene che qualche secolo fa riuscivano strumenti culturali insostituibili, spesso letti coralmente (da chi sapeva leggere). Al giorno d’oggi l’almanacco più conosciuto è il calendario di Frate Indovino, fondato nel 1945 da padre Mariangelo da Cerqueto.
Nel tempo hanno avuto l’onore di essere nominati almanacchi anche annuari che si riferiscano a un determinato settore — almanacchi letterari, industriali, statistici. Oggi che gli almanacchi non hanno più questa presenza forte sulla comunità, se ne possono prendere i tratti fondamentali ed estenderli: sarà un almanacco il quadernone che l’amico usa per prendere puntualmente tutti i suoi appunti, o un’agenda inderogabile su cui viene segnato ogni impegno, o il faldone in cui si sono infilati diligentemente tutti gli appunti di tre anni di lezioni di filosofia del liceo e al quale si ricorre con foga al solo sentir tirare in ballo episteme e logica.
L’etimologia passa per il latino medievale almanach, con una supposta origine araba, sebbene non tutti i linguisti siano concordi. L’ipotetica parola di provenienza sembra essere al – manàch, dall’arabo iberico. Nell’arabo classico parlato oggi essa sta per ‘clima’, ma in origine indicava la stazione presso cui si poteva scendere da un dromedario. Sembra, ma non si è sicuri, che a questi significati si siano aggiunti quelli di calendario inteso come tavola astronomica, su cui si segnavano le effemeridi. La cosa significativa da notare è che se sul dizionario d’arabo di oggi si cerca calendario o almanacco, si avrà takwìm, che sta all’origine del nostro taccuino.
Ultima nota sul verbo 'almanaccare'. Significa fantasticare, congetturare, rimuginare: si intenderà bene quale lavoro sia scrivere un almanacco per un anno intero, e qui sta il connotato di lambiccamento ed elucubrazione; ma non si può essere sempre rigorosamente scientifici, nelle proprie indicazioni e previsioni, anzi diciamo che si tira un po’ a indovinare, e di qui la fantasticheria. Si potrà almanaccare sulle vacanze, sul comportamento strano di una persona, sui moti politici e sul mutare del tempo.
Noi possiamo almanaccare sullo stato d’animo di Giacomo Leopardi quando si mise a scrivere il sopracitato dialogo, una piccola summa del suo pensiero pessimista, nel quale è l’attesa del futuro, l’attesa del dì di festa, la vera festa. Dopotutto scrive sempre lui nella lirica (tra le sue più belle e struggenti) La sera del dì di festa:
Da riportare fedelmente sul frontespizio di ogni almanacco, no?