Aporia

a-po-rì-a

Significato Problema, incertezza davanti alla validità di argomenti che portano a conclusioni contrarie; difficoltà logica insuperabile

Etimologia dal greco aporía ‘imbarazzo, incertezza’, derivato di póros ‘passaggio’ (da cui anche poro) col prefisso negativo a-, propriamente ‘impossibilità di passaggio’.

  • «Il problema è in effetti un'aporia: tutte le soluzioni sono contraddittorie.»

Questa è una parola per discorsi che volano alto; è una parola imperniata su una questione logica, che però riesce a conservare in posizione centrale l'atteggiamento mentale, se non proprio l'emozione, che tale questione suscita. Non è delle più semplici, ma vale la pena guardarla da vicino — da sola è in grado di ribaltare le sorti di un discorso, e di entrare nelle più sottili maglie del mondo senza tirare un filo.

L'aporia dovrebbe essere un dubbio, un'incertezza, ma diciamo pure una perplessità, addirittura un imbarazzo. Ho due ragionamenti, entrambi validi, che mi portano a conclusioni inconciliabili. Perciò ho una difficoltà logica insolubile.

Un esempio classico? «Questa affermazione è falsa.» (Se è falsa, allora dovrebbe essere falso che è falsa, e perciò dovrebbe essere vera; se è vera, dovrebbe essere falso che è vera, e perciò dovrebbe essere falsa.)
Un esempio meno classico? «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.» (Allora ad essere sovrana è la Costituzione, dato che pone forme e limiti alla sovranità del popolo, eppure da sovrana ne statuisce la sovranità.)

Spesso anche questioni come «L'universo è finito o infinito?» sono considerate aporie — ma in questi casi, ancor più di consueto, sono dette antinomie. Anche l'antinomia è una contraddizione fra due proposizioni opposte ma valide, e cerchiamo di capire dove sta la differenza.

Se l'antinomia rileva con grande serietà intellettuale e con grande schiettezza un contrasto di legge (nómos in greco), il greco aporía è precisamente un ‘imbarazzo, incertezza’. Derivando da póros ‘passaggio’ (da cui sì, anche i nostri bei pori della pelle) con a- privativa, ci presenta questi concetti, meravigliosamente, come una strada impraticabile — ma ciò che ci importa di più è che fotografa un momento di perplessità della logica. Il passaggio è chiuso e tu non sai bene che fare, come cavartela, i cartelli indicavano per di qua.

Ha dei contorni più sfumati dell'antinomia, e minor iattanza nell'inchiodare il difetto logico; mentre il paradosso può essere fantasioso e alato, e non accampare troppe pretese di validità; e la contraddizione, restare un rilievo asciutto e piuttosto spicciolo.

Rilevare un'aporia, un blocco del pensiero titubante, anzi interdetto, è un bell'affare. La frase si imposta su altezze notevoli ma saturnine, poco inclini alla soluzione alessandrina. Posso parlare dell'aporia esistenziale su vocazioni opposte, di un'aporia d'amore che non permette di vivere con una persona né senza di lei, dell'aporia di una soluzione che aggraverebbe il problema.

Come ogni imbarazzo, se lo fuggi te lo porti dietro; puoi farci poco, se non accettarlo com'è. E sostarci dentro non è poi male: era all'aporia che Socrate spingeva le persone con cui parlava — una decostruzione di certezze, verso il so di non sapere.

Parola pubblicata il 26 Agosto 2026 • di Giorgio Moretti