Armageddon
ar - ma - ghèd - don
Significato Battaglia della fine dei tempi tra i re della Terra e Dio, luogo nel quale i re della Terra saranno radunati alla fine del mondo; apocalisse, catastrofe
Etimologia voce dotta recuperata dal latino ecclesiastico Armagedòn, dal greco Harmagedòn, a sua volta dal toponimo ebraico Har Magiddo, ‘monte Megiddo’; Megiddo viene dal verbo gadad, cioè ‘tagliare, esporre, invadere’.
- «Se non resteremo uniti in questo frangente sarà un armageddon.»
Parola pubblicata il 03 Maggio 2026 • di Maria Costanza Boldrini
Così viene menzionato, nell’Apocalisse di san Giovanni 16,16, questo luogo, che ad oggi è identificato con la località Tel Megiddo in ebraico e Tal al-Mutasallim in arabo. Esso è un importante sito archeologico e si trova in Galilea, a sud-ovest di Nazareth. Secondo il testo biblico, è lì che avverrà la grande battaglia tra il Bene e il Male della fine dei tempi e, proprio per questo, la parola ha assunto anche l’accezione di fine del mondo, apocalisse.
La catena etimologica che ha costruito questa parola passa per il latino ecclesiastico Armagedòn, per il greco Harmagedòn, e ha radice nel toponimo ebraico Har Magiddo, cioè monte Megiddo. Megiddo deriva dal verbo gadad, coi significati di tagliare, esporre e invadere. Nella Bibbia, Megiddo ricorre spesso, è il luogo delle gesta della giudice Debora, del Re Davide e di Gedeone. Più recentemente, a Megiddo si è combattuta una battaglia del fronte mediorientale della Prima guerra mondiale, nella quale le truppe del generale Allenby (al quale presso Gerico è dedicato un ponte che attraversa il fiume Giordano, collegando via terra la Cisgiordania con la Giordania) fronteggiarono quelle dell’impero ottomano.
A renderla popolare, volgare nel senso ‘del volgo’, ha contribuito il film del 1998 Armageddon – giudizio finale, diretto da Michael Bay e interpretato da una panoplia di attoroni hollywoodiani che comprendono Bruce Willis, Steve Buscemi, Ben Affleck, Jason Isaacs e molti altri. È un film di fantascienza che raggruppa diversi stereotipi cinematografici tipici dei lungometraggi apocalittici, nonché un certo numero di elementi utili ad una psicanalisi freudiana implacabile, ivi incluso il nutrito gruppo di maschi ed eroici uomini trivellatori che hanno da dire la loro sulle scelte di vita di una donna all’inizio della missione volta ad evitare la fine del mondo, l’armageddon, appunto.
Nel linguaggio comune possiamo definire armageddon l’esame orale di maturità del compagno scioperato che non ha mai aperto un libro per tutto l’anno, è un incidente drammatico che avviene in autostrada e che coinvolge mezzi pesanti causando morti e feriti; armageddon è la bancarotta di una società che sta fallendo o ciò che sospettiamo essere avvenuto in cucina quando i figlioli hanno voluto improvvisarsi pasticceri e preparare una torta in onore della Festa della Mamma (pulisce tutto il babbo). È ben più minacciosa di catastrofe, più esoterica di cataclisma, più roboante perfino di apocalisse — che di fatto è l’unico, tra i vari sinonimi, a poterglisi paragonare, dacché le due parole sono praticamente legate da un rapporto di metonimia, o sineddoche.
Tornando al film che ha reso questa parola così di nicchia qualcosa di conosciuto alle orecchie di praticamente chiunque, ciò che colpisce è che Armageddon sia il titolo di un film nel quale la Terra è minacciata non dall’iniquità dei suoi governanti, come potrebbe giustamente ispirare il passo preciso dell’Apocalisse, ma piuttosto da un pericolo esterno, spaziale: un meteorite, un sasso amorale. A pensarci due volte, però, un meteorite che minacci il nostro pianeta può restare per chissà quanto nell’ambito della fantascienza, invece la malvagità dei re e di chi governa le nazioni è realtà pura, dura, attuale.