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Bistecca

L'anglicismo e il gentiluomo

bi-stéc-ca

significato

Fetta di carne larga e spessa

etimologia

dall’inglese beefsteak.

Se la lingua italiana si diffonde nel mondo spesso e volentieri a supporto della sua grande tradizione culinaria, in questo caso il processo è avvenuto, intorno alla metà dell’Ottocento, in maniera inversa. Al lettore, questo anglicismo potrebbe apparire fortemente atipico rispetto alla maggior parte dei prestiti che riceviamo oggi, ormai spesso importati in maniera integrale, ovvero con la grafia (e, per quanto riusciamo, anche con la pronuncia) uguale a quella usata nella lingua d’origine. La bistecca è invece un prestito adattato (come ce ne sono veramente tanti, molto spesso ormai impercettibili), in cui si eliminano alcune caratteristiche grafiche e fonetiche particolarmente ostiche agli italofoni: “f” e “s” affiancate sono per noi difficili da pronunciare e la lettera “k” ha un uso molto limitato; infine, come ben sappiamo, l’italiano richiede (salvo rare eccezioni) la chiusura delle parole in vocale. Particolare anche il percorso che questo termine ha compiuto nel suo significato: letteralmente, infatti, la beefsteak è la fetta di manzo, e anche il più generico steak viene solitamente impiegato in riferimento alla carne bovina; da noi, invece, la bistecca è rapidamente passata ad indicare più la fetta che l’animale, estendendosi ad un uso generico che comprende, ad esempio, anche la fetta di cavallo, di maiale o addirittura di pesce (ormai note le bistecche di tonno) o vegetali (pensiamo a quelle di lupino o di seitan).

Parola pubblicata il 07 luglio 2017

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