Chiosare

chio-sà-re (io chiò-so)

Significato Spiegare parole e passi ostici di un testo con chiose, commenti a margine o interlineari; commentare, spiegare, interpretare

Etimologia dal latino tardo glōssa / glōsa, prestito dal greco glôssa ‘lingua, parola’, ma anche ‘parola rara o straniera’.

  • «Dopo che ho finito di parlare, ha chiosato che quella era solo la mia opinione.»

Qui mettiamo le mani in una materia particolarmente densa.
Partiamo dicendo che il chiosare ci rappresenta in maniera dotta (ma svelta, non ingessata) un modo di commentare. Nella fattispecie, uno spiegare un testo con delle chiose, cioè spiegazioni di una parola o di un passo ostico, aggiunte in maniera più o meno sistematica sulla pagina stessa da parte di chi legge o commenta.
Se diciamo che editorialmente le chiose di ieri sono le note di oggi, diventa chiaro che stiamo parlando di roba da libro scientifico in senso lato, da studiare.

L'etimologia rivela qualche curiosità da seguire.
Chiosa è un derivato ereditario, non dotto, dal latino tardo glōssa o glōsa, un grecismo, prestito da glôssa; ora, forse abbiamo nell'orecchio che glôssa (o glôtta, a seconda della varietà di greco considerata) significhi 'lingua' o 'parola', ma ha avuto anche il significato più selezionato di 'parola rara o straniera'. Il nostro consueto glossario, insomma, è una raccolta di parole che richiedono una spiegazione, e la chiosa è giusto una di queste spiegazioni: splendido il tropo per cui la parola rara, da spiegare, diventa la spiegazione stessa.
È il caso di... chiosare che oltre alle chiose e al chiosare l'italiano conosce in parallelo, per via dotta, anche le glosse e il glossare — le prime sono duecentesche, le seconde trecentesche, e pur essendo sinonime conservano un sapore più tecnico.

Il chiosare è un commentare, ma ha un evidente taglio di 'aggiunta'. Posso pubblicare, comprare e leggere un commento a una certa opera, ma le chiose sono sempre accessorie, come delle note. Inoltre, non è un commento qualsiasi: chiosare è aggiungere a margine per spiegare.
Quindi parliamo della nonna che a margine della ricetta ha chiosato di inumidirsi le mani se l'impasto risulta troppo asciutto, della riunione in cui la superiore chiosa tutto quello che diciamo, dell'amica che chiosa salace i messaggi del nostro drudo.

Tante colleghe di questa parola hanno un certo dotto sussiego. Abbiamo il postillare (ho avuto difficoltà a non scrivere «addirittura il postillare»), che è un mettere postille, assolutamente protocollare; il glossare, che come anticipavo rimane di matrice tecnica; il fare l'esegesi, che però è uno studio critico sistematico, non un appunto interlineare. Le altre sono tanto generiche, e non hanno la messa a fuoco del chiosare — pensiamo al commentare che rammentavamo, pensiamo alla semplicità dell'annotare.

Il chiosare presuppone un testo precedente. A volte sembra sia un dire o un affermare, ma sempre a qualcosa di precedente si riferisce, sempre spiegando o almeno interpretando, sempre a margine o fra le righe. Certo è un atto intellettualmente significativo, ma in una certa misura — pragmatismo della dottrina — si conserva spiccio e brillante. Che equilibrio!

E infine, da fiorentino, devo notare come il chiosare si presti a una speciale ironia: io il chiosare l'ho appreso come 'macchiare, chiazzare' (hai chiosato tutto il grembiule). La chiosa-spiegazione, che senza lusinghe è inchiostrosa macchia sulla pagina, si fa macchia... e basta.

Parola pubblicata il 21 Ottobre 2026 • di Giorgio Moretti