Discostare

di-sco-stà-re (io di-scò-sto)

Significato Allontanare una cosa da un’altra cui era accostata; nella forma riflessiva, spostarsi da qualcuno o da qualcosa. In senso figurato, e assai più di frequente, allontanarsi da un argomento, da un’opinione, da una tradizione, da una persona

Etimologia tratto da accostare per sostituzione di prefisso, con dis- ‘separazione’ al posto di ad- ‘avvicinamento’; e accostare è derivato del latino costa ‘costola, fianco, lato’.

  • «Ho preferito discostarmi dalla linea che tutti si aspettavano.»

Entro l'anatomia minuta delle nostre espressioni, anche un verbo apparentemente diafano e concettuale come "discostare" cela talvolta una radice carnale. Dentro questo verbo, che usiamo quasi solo per cose immateriali — un'opinione, una tradizione, una linea di pensiero —, c'è una costola. No, non in senso figurato: proprio l'osso! Accostare viene dal latino costa, che valeva costola e, per estensione, fianco, lato, e significa dunque portare una cosa fianco a fianco con un'altra, metterle costa contro costa.

Quanto al nostro verbo, il modo in cui si è formato merita attenzione, perché non è quello che ci si aspetterebbe. Discostare, attestato nel Trecento, non è arrivato dal latino per conto proprio, ma è stato ricavato da accostare, che lo precede di un secolo, cambiandogli il prefisso — quel dis- della separazione al posto dell'ad- dell'avvicinamento. Nello stesso secolo compare scostare, che nasce a sua volta da discostare con un ulteriore cambio di prefisso, mentre altri etimologi lo fanno derivare direttamente da costa con quella s- sottrattiva che troviamo in tanti verbi di allontanamento. In un modo o nell'altro, il risultato è che l'italiano ha tre verbi che si passano la stessa costola con prefissi diversi in mano – e a rigore sono quattro, perché esiste anche raccostare, cioè riavvicinare, formato con quel prefisso ra- di cui parlavamo tempo fa a proposito di raggranellare, e che si trova anche all'inizio dell'undicesimo canto dell'Inferno, quando Dante e Virgilio, investiti dal fetore che sale dal baratro, cercano riparo dietro una tomba: «Ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio / d'un grand'avello», scrive Dante — e l'avello, si scoprirà due versi dopo, è quello di papa Anastasio.

La costola, del resto, ha figliato parecchio: il costato, che ne è l'insieme; la costata e la costina, che ne sono il taglio da macelleria; il costone e la costiera, che sono il dorso di un monte e il tratto di una terra affacciato sul mare. Abbiamo poi la costa geografica, il litorale, perché il litorale è il fianco della terra, il punto in cui essa si accosta al mare. È un traslato antico e riuscitissimo, che tutte le lingue romanze si portano dietro: lo spagnolo, che dalla stessa parola ha ricavato tanto costa, la riva, quanto cuesta, la salita, mostra bene come da un osso si possa arrivare a un paesaggio.

Nell'uso concreto, va detto, discostare ha perso terreno: per spostare un armadio dal muro diciamo quasi sempre scostare, più spiccio. Dove il verbo resiste è nel figurato, e quasi sempre in forma riflessiva: ci si discosta dal tema, dalla tradizione, dall'opinione altrui. È lì che dà il meglio, perché conserva un che di misurato che i suoi sinonimi non hanno. Allontanarsi è generico e può essere brusco; deviare suggerisce un errore di rotta; divergere mette in primo piano la diversa direzione presa da due posizioni; differire registra staticamente una diversità già data, senza rappresentarne il movimento. Discostarsi, al contrario, mantiene intatto il ricetto della memoria e presuppone che un'intima aderenza sia preesistita, non negando quel contatto originario ma limitandosi ad allentarne la morsa. Chi sceglie di discostarsi da una tradizione deve averla dapprima abitata e compresa; la sua non è una fuga né un'abiura, ma una calibrata presa di distanza. Così un regista può discostarsi dal romanzo che sta adattando senza tradirlo, un ricercatore può discostarsi dalle conclusioni dei colleghi pur condividendone le premesse, un partito dalla propria linea storica, un figlio dalle convinzioni della famiglia in cui è cresciuto. E ci si può discostare perfino dal tema di una conversazione, prendendo una strada laterale senza abbandonarlo del tutto.

Dalla stessa famiglia ci osserva poi una nostra vecchia conoscenza: scostante, formalmente participio presente di scostare, ma ormai pienamente aggettivato. Lo scostante, si diceva allora, è chi sembra ripetere nei rapporti umani proprio il gesto dello scostarsi: mantiene le distanze, senza che quella distanza debba necessariamente farsi ostilità dichiarata. Curiosamente, questa specifica accezione aggettivale risulta attestata soltanto dal 1960: l'etichetta è dunque recentissima, mentre il gesto che nomina è vecchio quanto la costola.

Perché è questo, alla fine, che la parola misura. Fianco a fianco stanno gli amici, gli innamorati, i compagni di banco, i soldati in fila; e per accorgersi che un rapporto si sta raffreddando non serve una lite, basta osservare di quanto le persone si siedono più lontane. Discostarsi non è forte come il rompere, è più una faccenda di centimetri, che quasi nessuno nota, ma che si sentono quando siamo coinvolti.

Parola pubblicata il 17 Settembre 2026 • di Greta Mazzaggio