Famigerato
fa-mi-ge-rà-to
Significato Che ha fama dubbia o cattiva
Etimologia voce dotta recuperata dal latino famigeratus ‘famoso, celebre, illustre’, composto di fama ‘fama’ e gèrere ‘portare’.
- «È il famigerato bandito di cui tutti parlano!»
Parola pubblicata il 04 Febbraio 2026 • di Giorgio Moretti
Quando diciamo che le parole dotte hanno una particolare vocazione ad essere usate in senso ironico, non stiamo parlando di una possibilità scolastica o bizantina: è una tendenza che può determinare il destino intero di una parola, anche piuttosto comune.
‘Famigerato’ è un aggettivo ricercato sì, ma non troppo: si è trovato una nicchia di significato splendida, utile e poco affollata — il famoso di cattiva fama. Non è l’unica parola ad avere questo significato: c’è anche il malfamato, che squaderna l’attributo in maniera piuttosto didascalica. E che però si attaglia a cose, luoghi e persone di fama cattiva sì ma anche squallida. Un locale malfamato è facilmente buio, lurido, frequentato da gente truce, un locale famigerato conserva un tratto piuttosto brillante, perfino magnetico. Un individuo malfamato è da emarginare, le sue macchie sono basse non ci dà nemmeno l’impressione di chissà quale acume. Un individuo famigerato d’altro canto può avere qualcosa di catilinario e di vincente.
Queste sono osservazioni che possono contare anche su ragioni etimologiche.
Il famigeratus latino non ha niente di ostile. È davvero illustre, è bellamente famoso — letteralmente ‘reso famoso’.
L’italiano lo prende in prestito nel Rinascimento, ma non ingrana fino all’Ottocento inoltrato. In questa fase della sua storia è un latinismo bello e buono. E l’altro ieri, come anche oggi, che cosa fai con un latinismo fresco di conio? Lo usi in maniera paludata per una fama da incensare? Certo, perché no. Ma più probabilmente lo trovi subito utile per esercitare l’ironia — in particolare usi una parola esageratamente elevata, quale è un latinismo nuovo, e la usi per qualificare una fama più che dubbia. Magnificando, sminuisci.
Conseguentemente, le belle trovate si cristallizzano finché il senso stesso della bella trovata diventa del tutto opaco. Oggi ci potremmo immaginare legittimamente che il famigeratus latino fosse già un poco di buono. Non lo era. L’uso ironico di un termine elevato ripreso e adattato dal latino si è normalizzato fino a non far più percepire alcuna ironia.
Così posso parlare del famigerato manuale che spiega poco e male ma è firmato da una persona troppo importante perché l’acquisto non venga caldeggiato, di un comandante famigerato che guida un gruppo paramilitare, della famigerata torta dello zio (a stento commestibile — però attenzione, se non prendi la seconda fetta si offende).
Dall’illustre allo scadente fino al perfido. Mica male, come risultato del giocare con le parole!