Gemello
Radici indoeuropee
ge-mèl-lo
Significato Generato in uno stesso parto con uno o più fratelli o sorelle; di cose estremamente simili, che possono costituire una coppia
Etimologia dal latino gemellus, diminutivo di geminus ‘gemello’.
- «Le gemelle Kessler erano soprannominate 'le gambe della nazione'.»
Parola pubblicata il 21 Marzo 2026 • di Erica Fratellini
Radici indoeuropee - con Erica Fratellini e Matteo Macciò
Con Erica Fratellini e Matteo Macciò, glottologi e indoeuropeisti, un sabato su due andremo alla scoperta delle radici indoeuropee delle nostre parole — là dove sono nati i miti, le prime tecnologie, i nomi degli animali e delle parti del nostro corpo. Un 'là' che è 'qua', così come la chioma e il ceppo sono nello stesso posto.
In questo articolo strumentale puoi trovare alcune note di carattere generale riguardo a questo ciclo di parole. L’articolo verrà aggiornato nel tempo.
La parola italiana gemello deriva dal latino gemellus, diminutivo di geminus, solitamente fatto derivare dal protoindoeuropeo *i̯emHno- ‘gemello, doppio, appaiato’ attraverso il protoitalico *i̯emano- (il simbolo i̯ indica la i semiconsonantica che abbiamo per esempio in italiano ieri, che infatti, ancora nel Novecento, talvolta si scriveva jeri).
Un problema, in questa etimologia pur ampiamente condivisa, è che il suono *i̯- ereditato dal protoindoeuropeo si dovrebbe conservare inalterato in latino, e diventare g- solo nel passaggio dal latino all’italiano — prendete ad esempio il nostro gioco, da protoindoeuropeo *i̯óko- ‘parola, battuta’ (umbro iuka ‘parole’, lituano juõkas ‘riso, scherzo’), che in latino era ancora iocus. Insomma, da protoindoeuropeo *i̯emHno- ci aspetteremmo latino *ieminus. Molti ritengono dunque che questo *ieminus sia diventato geminus sotto l’influenza di parole come gignō ‘generare’ e genus ‘stirpe’.
Se le cose stanno così, allora varie altre lingue indoeuropee attestano parole imparentate col latino geminus: antico irlandese emon ‘gemello’, lettone jùmis ‘coppia’, sanscrito vedico yamá- e avestico yǝ̄ma- ‘gemello’. Questi ultimi due sono anche i nomi propri di due personaggi mitici, il vedico Yama e l’avestico Yima (forma avestica recente di yǝ̄ma-), ai quali, non senza difficoltà etimologiche, è stato accostato anche l’antico nordico Ymir.
Chi erano costoro? (Faremo un bel giro che finirà per riportarci a Roma.)
Nella mitologia nordica, Ymir è un gigante che viene ucciso e smembrato dal dio Odino e dai suoi fratelli per creare dalle sue membra il mondo: dalla carne la terra, dalle ossa le montagne, dai capelli gli alberi, dal sangue il mare e i laghi, etc.
Anche Yima, secondo un mito avestico, è in qualche modo un essere primordiale (è il re degli uomini quando essi erano ancora immortali) che a un certo punto viene smembrato, forse in due parti, da un essere malvagio.
Yama invece, suo corrispondente vedico (è il primo uomo mortale), non viene smembrato, ma secondo alcune interpretazioni rappresenta la vittima sacrificale per l’atto della creazione, un sacrificio presieduto da suo fratello Manu, nome che in sanscrito significa ‘uomo’. Anche la mitologia indiana però conosce lo smembramento di un essere primordiale: Puruṣa (di nuovo, letteralmente, ‘uomo’), dalla cui testa viene creato il cielo, dall'ombelico l’aria, dalle gambe la terra etc.
In questi tre miti sembra di scorgere elementi linguistici e narrativi comuni, che ne farebbero i riflessi di un mito più antico, anteriore alla separazione delle lingue indoeuropee: un mito cosmogonico (che spiega cioè la nascita del cosmo) secondo il quale, perché il mondo possa essere creato, è necessario lo smembramento sacrificale di un essere primordiale, un proto-uomo chiamato ‘Gemello’.
Elementi di questo protomito si possono scorgere anche in altre tradizioni. Per esempio, racconta Tacito nella sua Germania (I sec. d.C.), si tramandava tra gli antichi Germani del divino Tuisto, padre di Mannus, il progenitore di tutti i Germani, il cui nome corrisponde al sanscrito Manu (quindi di nuovo ‘uomo’). Lo stesso nome di Tuisto potrebbe essere imparentato con inglese twin e significare ‘gemello’.
Infine, sembrano avere a che fare con questo mito due gemelli a tutti noti, Romolo e Remo. Molto è stato scritto su di loro, ma secondo l’interpretazione più diffusa, mentre Rōmulus è, letteralmente, ‘il Romano’, Remus deriverebbe dal protoindoeuropeo *i̯emHo- ‘gemello’ (come Yama e Yima), e avrebbe poi acquisito l’iniziale R- per allitterazione con Rōmulus: all’inizio, quindi, dire “Romolo e Remo” equivaleva a dire “il Romano e il suo gemello”. Nel mito, Remo subisce una sorta di morte sacrificale essenziale per la fondazione di Roma quando, oltrepassandone la cinta fondativa, viene ucciso dal fratello. Nella tradizione latina, dunque, il mito indoeuropeo della creazione del cosmo viene storicizzato: il sacrificio cosmogonico del Gemello diventa l’atto fondativo della città-mondo, Roma. Da notare infine che, secondo una tradizione poco nota, anche Romolo finì per essere ucciso e smembrato dai senatori romani, che potrebbero quindi aver sostituito gli dèi del mito indoeuropeo.