Penuria
pe-nù-ria
Significato Mancanza o grave insufficienza di ciò che occorre
Etimologia voce dotta recuperata dal latino paenūria ‘scarsezza’, derivato di paene ‘quasi’.
- «La penuria di ricambi terrà ferma l'officina per tre settimane.»
Parola pubblicata il 29 Agosto 2026 • di Giorgio Moretti
Questa parola ha un equilibrio molto particolare. Il significato è noto e accessibile — la penuria è una grave insufficienza di ciò che serve. Perciò (anche se riesce ad abbracciare dimensioni morali) stiamo parlando di una quantità, e quindi di una misura. Ma riesce ad essere indefinita, sospesa. Inoltre, e soprattutto, riesce a fotografare una quantità che in quell'indefinitezza è precisa — ed è un quasi.
La trafila etimologica è semplice. Penuria viene dal latino paenūria, che nasce da paene, cioè proprio 'quasi' — e lo sappiamo bene, il quasi non è abbastanza. Ma non è nemmeno nulla, per quanto ci si avvicini.
Ora, la mancanza può essere anche radicale e liberatoria. È un'assenza che impone l'alternativa. Se mi mancano le uova, devo aprire il plico col piano B. La scarsità allarma, fa fluttuare i prezzi, fa competere, in certi casi la si ricerca pure.
La penuria si pone in un interregno — c'è penuria di qualcosa che non c'è quasi più. Non adombra più un competere (la penuria è meno che scarsità), ma un racimolare ingegnandosi. Che però ancora non si è volto altrove, a cercare altre risorse su altri lidi.
Difatti la penuria di idee ci fa adottare soluzioni spigolate; la penuria di volontari fa sì che il servizio resti appena attivo; la penuria di tempo ci fa strizzare tutto il più possibile nell'agenda.
E se tendiamo bene l'orecchio notiamo che è sofferta, la penuria. E addentro. Quasi con una nota di esperienza intima.
Più della carenza, che invece spesso ha un cipiglio logistico, amministrativo, gestionale (una carenza di grano, così come una carenza muscolare o una carenza d'affetto, hanno sempre quegli occhiali). Più dell'insufficienza, che in maniera didascalica qualifica un parametro che non arriva a bastare. D'altro canto è cugina del paenĭtēre, provare quel rincrescimento scontento che è alla base della penitenza. (La pena, invece, etimologicamente è di tutt'altra famiglia.)
Che risultato raffinato. Non che la penuria si elevi ad altezze di registro olimpiche; la sua è una finezza intrinseca, una delicatezza raccolta nel significare una situazione di ristrettezza che può manifestarsi nei più vari piani del concreto e dell'ideale.