Perspicace
per-spi-cà-ce
Significato Che ha intuito profondo e acuto, che sa penetrare nell’intimo delle cose; acuto, intelligente, lungimirante
Etimologia voce dotta recuperata dal latino pèrspicax, da perspìcere ‘guardare dentro’, letteralmente ‘vedere attraverso’, da spìcere ‘guardare’, con prefisso per-.
- «Hai ragione, è opera mia: sei molto perspicace.»
Parola pubblicata il 18 Febbraio 2026 • di Giorgio Moretti
Gli attributi che qualificano tipi e comportamenti d’intelligenza sono molti, e molto amati; danno corpo a un certo modo d’indagare e di comprendere il mondo che è capace di farsi largo fra i nodi e i velami del reale — e sono attributi plauditi e temuti.
Il perspicace impiega una delle metafore più semplici, immediate e icastiche del genere: il pèrspicax latino, propriamente, ha la vista acuta, vede attraverso, dentro. E quindi vede al fondo, scorge, e così esamina e capisce. Curiosamente il perspicuo, che è ovviamente parente molto stretto, si attesta su un attributo di trasparenza, di evidenza: ci si vede attraverso. Il perspicace forza lo sguardo nei penetrali più riposti e impervi. E lo fa con un’intelligenza unica.
L’intelligente in sé ha molto di vago: ad esempio può essere grande e insieme trasognato. Il fine può essere bizantino e deboluccio, l’intuitivo procede saltando, e può essere poco direzionato. L’acuto taglia, entra nelle cose, ma oltre ad essere sottile può anche essere stretto, può peccare di respiro — un’osservazione acuta può arrivare anche da una persona ottusa, a volte. Più simile il penetrante, che però schiera una forza più brusca del perspicace: il penetrante entra nelle cose in maniera perfino indiscreta. Il sagace, d’altro canto, è più presago che consapevole, annusa più che vedere.
Il perspicace si distingue per il modo in cui coglie i fulcri delle cose; i punti tenuti nascosti, quelli nevralgici, gli indizi e i particolari premonitori. Il suo è raziocinio, discernimento esercitato con rapidità sui fatti e sugli eventi del mondo, che in una certa misura scioglie cause passate e fa antivedere effetti futuri.
Posso parlare del collega perspicace che ha inteso al volo il sottinteso del cliente; della lettrice perspicace che anticipa alla scrittrice dove è che il libro seguente sicuramente andrà a parare; dello studente perspicace che intende, dietro alla domanda del professore, ciò che manca nel quadro di un problema.
La sua non sarà l’intelligenza più maestosa, quella più capace di entrare nel fondo del mondo; ma nel suo guizzo il perspicace si mostra pragmatico, sciolto, sensibile — e questo ne fa un modo d’essere sveglio particolarmente apprezzato anche nelle piccolezze dei giorni.