Prisma

prì-sma

Significato In geometria euclidea, solido formato da due poligoni congruenti e paralleli (basi) e un numero di facce laterali equivalente al numero di lati dei poligoni di base; in ottica strumento a forma di prisma con facce non parallele, di vetro o simile, utilizzato per la dispersione dei fasci luminosi o per la loro deviazione; punto di vista viziato da pregiudizi, visione ingannevole di un argomento

Etimologia dal latino tardo prisma, a sua volta dal greco prìsma, cioè ‘ciò che è segato, segatura’, derivato dal verbo prío, ovvero ‘segare, tagliare’.

  • «Stai ritornando su quest'esperienza col prisma della nostalgia...»

Nel 1973 il gruppo britannico Pink Floyd pubblicò un album che è diventato leggendario. Il titolo The dark side of the moon, (‘la faccia oscura della luna’), e i testi delle tracce adombrano non tanto l’oggetto astronomico quanto il lato oscuro della mente umana, con chiari riferimenti al tracollo psichico che investì il membro fondatore del gruppo, Syd Barrett. La copertina, forse la più famosa della storia del rock, fu creata dallo studio grafico Hipgnosis e raffigura su fondo nero un prisma ottico di forma triangolare che scompone un fascio di luce non già nei sette colori canonici dell’arcobaleno, ma in sei fasce di colore, senza traccia dell’indaco.

Il prisma, in ottica, è un oggetto di varie forme (la più nota, forse grazie all’album dei Pink Floyd, è proprio quella triangolare), che viene usato per disperdere i fasci di luce, per scomporli, rifrangerli, rifletterli. Esso trova molteplici applicazioni, soprattutto in tecnologie come le macchine fotografiche, le telecamere, i binocoli, i telescopi e i microscopi. Scompone, mostra nel dettaglio, ma devia, riflette, sposta, un po’ come facevano i Pink Floyd con i testi introspettivi e filosofici e il concettualismo sperimentale della loro ricerca musicale.

Proprio per la capacità del prisma di creare un’illusione, di deviare la luce, esso è diventato nel linguaggio figurato sinonimo di pregiudizio, di visione viziata da percezioni ingannevoli.


Quindi sì, possiamo provare ad aiutare il nipote nel risolvere il problema di geometria su di un prisma a base pentagonale, e usciremo dalla singolar tenzone con il solido malconci e vinti; al museo delle scienze ammiriamo i vari effetti prodotti sulla luce dai differenti tipi di prismi ascoltando con attenzione la spiegazione della guida; invece biasimiamo l’amico che giudica la nostra situazione amorosa soffertissima col prisma del cinismo e della misantropia, ed è interessante e necessario rileggere la Storia senza il prisma dell’eurocentrismo, partendo dai punti di vista di altre culture e civiltà.

Il prisma è un oggetto potente, sia sul piano geometrico, sia su quello ottico sia su quello del linguaggio figurato. È presente in zoologia, per parlare degli strati madreperlacei delle conchiglie di alcuni molluschi, in anatomia prismi sono le formazioni tipiche dello smalto dentale. Il termine c’è anche in idrografia, per parlare degli accumuli di detriti dalla forma caratteristica. Tanta versatilità per una parola antica, dal pedigree sorprendente. Passata per il latino tardo, essa ha origine dal greco prìsma, cioè segatura, a sua volta dal verbo prío, che sta per ‘segare’. Questo verbo ha poi dato vita ad una serie di parole che hanno per significato cose come trapano, foro da trapanatura, denti incisivi, sega, digrignare i denti e compagnia bella… i greci erano campioni nell’associare concetti legandoli tra loro con i vincoli delle radici verbali, basandosi su logiche davvero stringenti!

Ora, come avrà fatto Euclide a vedere la segatura in un solido? Ebbene, il matematico e filosofo vissuto intorno al 300 a.C. ad Alessandria, padre dell’assiomatizzazione dei concetti di aritmetica e geometria (poi chiamata appunto euclidea), afferma che il prisma è un solido formato da due basi parallele, composte da poligoni regolari uguali, e tante facce laterali quanti sono i lati dei due poligoni di base. Le facce del prisma sono di fatto formate da piani tagliati, segati. Chi l’avrebbe mai detto che l’etimologia avrebbe potuto unire una sega ai Pink Floyd? Loro, però, per quanto sperimentali, non risulta abbiano usato mai le seghe musicali nelle loro composizioni. Gli è bastato il prisma in copertina.

Parola pubblicata il 25 Gennaio 2026 • di Maria Costanza Boldrini