Riscattare
ri-scat-tà-re (io ri-scàt-to)
Significato Riacquistare o liberare qualcosa o qualcuno, specie pagando del denaro; redimere, riabilitare, compensare
Etimologia attraverso una voce del latino parlato ricostruita come reexcaptare ‘trarre fuori e a sé, riacquistare ciò che era stato sottratto’, da captare ‘cercare di prendere’, con i prefissi re- ‘indietro’ ed ex- ‘fuori’.
- «Non sembrava fosse un granché, ma si è riscattato.»
Parola pubblicata il 25 Aprile 2026 • di Giorgio Moretti
Il riscattare non è mica semplice. Abbiamo alcune immagini facili di riscatti — il riscatto chiesto per la liberazione del prigioniero, il desiderio di riscatto da uno stato indegno. Ma stiamo parlando di un concetto che stringe insieme affrancamento e compensazione — e ha una sua splendida complessità.
Brugola alla mano, smontando questa parola troviamo una certa stratificazione: due prefissi avvitati su una forma intensiva del verbo latino càpere, 'prendere'.
È una forma intensiva che conosciamo, e che però non riconosciamo facilmente come tale: è il verbo latino captare, che non prende le mosse dai significati di 'ricevere, intercettare' che ci sono più consueti. La colorazione intensiva sta nel suo essere in origine un 'tentare di prendere' — e in effetti, a ben pensarci, anche per noi il captare ha una sfumatura di tentativo intento.
A questo captare si fissano quindi l'ex-, che ci parla di un 'fuori', e il re- che ci parla di un 'indietro' — in una voce del latino parlato ricostruita come reexcaptare. La direzione è quella di un recuperare qualcosa o qualcuno che era stato sottratto o rapito.
C'è della fatica, non è un recupero sciolto e distaccato. Un tentare di trarre, fuori e indietro, verso di sé. (Formazione meravigliosa.)
Così certo, è riscattare l'atto del pagare per liberare qualcuno dalla prigionia; è riscattare l'atto del liberarsi da un'obbligazione tramite un pagamento, sciogliendo un contratto.
È riscattare — e mettiamo un piede nel figurato — il liberare da un'oppressione morale, come quando un'insurrezione di popolo riscatta un popolo da una cleptocrazia.
È riscattare — e andiamo sul meno scontato — il riabilitare, il redimere, il compensare. Riprende o ripaga qualcosa d'ideale a un certo prezzo, riportando ordine morale, come quando il finale del libro riscatta la fatica della lettura, il sacrificio profondo e spontaneo della zia riscatta anni di egoismo; o come quando le nostre e i nostri
(Versi della famosa epigrafe di Piero Calamandrei che inizia con «Lo avrai / camerata Kesselring».)
'Riscattare', fin dalla sua alba latina, fin dal suo essere 'tentare di trarre, fuori e indietro, verso di sé' è radicalmente un verbo di liberazione, e ci squaderna la varietà proteiforme e difficile dei modi in cui la liberazione costa, in cui la liberazione equilibra, in cui la liberazione fa i conti con la giustizia.
Un verbo normale, 'riscattare': ma dovremmo notare la maestà con cui attraversa i nostri discorsi.