Rischio

rì-schio

Significato Pericolo, eventualità di conseguenze dannose

Etimologia dall’arabo rizq ‘dono della provvidenza divina’, dal verbo razaqa ‘provvedere al sostentamento di qualcuno’.

  • «Va bene, correremo il rischio.»

‘Rischio’ è una parola vertiginosa: è breve, secca nel suono, risucchia via la lingua nella bocca, frusta il discorso con la possibilità nera che paventa. È l’eventualità di subire un danno, la probabilità che un pericolo intrinseco si manifesti: quindi, qualcosa di connaturato all’esperienza della vita — come nasciamo già rischiamo, per l’appunto, di morire. Eppure, è entrata nel nostro vocabolario relativamente tardi, e per vie inaspettate. In latino, infatti, il rischio non c’è — esistono il periculum, o alea, o discrimen, che tagliano il concetto in maniera differente. Serviva un’esperienza peculiare, per concepire il rischio.

Nel XII secolo arriva una parola che ha viaggiato per mare, che entra attraverso le porte di Genova e Venezia sotto la forma latinizzata di resicum, ma ha sangue arabo. D’altra parte, i navigatori medievali, quale che fosse la loro nazione, di rischio se ne intendevano assai: procelle, agguati pirati, onde vertiginose, naufragi, truffe, pestilenze, vite e mercanzie alla mercé dell’ira di Giove e Nettuno. Se la loro esperienza non era l’epitome del rischio...

Gli arabi con cui commerciavano avevano questa parola, rizq, con cui indicavano ciò che veniva assegnato in sorte da Dio. Fa parte di una famiglia strana: la radice è nel verbo razaqa che significa ‘provvedere alla sussistenza di qualcuno’. Di solito il soggetto di questo verbo è Dio, il quale dispensa, concede con misericordia il sostentamento agli esseri umani, ne è l’Elargitore (per usare un epiteto). Poi, ovviamente, a cascata ci sono altre parole in questa famiglia, legate per radice ma con significati estesi: pane quotidiano, sussistenza, mantenersi, procacciarsi il sostentamento, essere salariato, essere mantenuto e poi essere un soldato mercenario.

Ma torniamo al concetto chiave di rizq, e cioè ‘ciò che viene dato in sorte da Dio’. Viaggiando per mare e per terra e arrivando in altre lingue, si è assottigliato, e la sorte adombrata dal rischio è una sorte negativa prevedibile in una certa misura, più o meno imminente: sta a noi decidere, guarda caso, se prendere il rischio; c’è il rischio di infezione, c’è il rischio di tagliare i ponti con lui, rischiamo di fare tardi, rischieresti l’amicizia che avete per quella che forse è solo una cotta passeggera?

In toscano, questa parola diventa è risicare, presente nel proverbio popolare ‘chi non risica non rosica’, in tedesco è Risiko, da cui il nome del popolare gioco da tavolo. Fa parte della vita quotidiana in ogni momento, è tagliente e sottile come la lama di un coltello, imperscrutabile come la sorte elargita a ciascuno. D’altra parte, viviamo tutti con la spada di Damocle sulla testa: l’unico rischio è che il crine di cavallo si rompa solo troppo presto.

Parola pubblicata il 22 Febbraio 2026 • di Maria Costanza Boldrini