Saltare
Leopardi spiega parolesal-tà-re (io sàl-to)
significato
Staccarsi dal suolo con slancio, rimanendo per qualche istante sospesi in aria con entrambi i piedi (o tutte le zampe) sollevati; spostarsi con balzo in avanti o in altre direzioni; oltrepassare qualcosa per mezzo di un salto; improvviso staccarsi di qualcosa; in senso figurato, omettere, tralasciare
etimologia
dal verbo latino saltare ‘danzare’, formatosi come continuativo di salire ‘saltare, balzare’.
«In questo gioco si può saltare su un piede solo.»
Parola pubblicata il 25 luglio 2022
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Potremmo dire che il gatto dei vicini è saltato di nuovo sulla nostra aiuola, e così che il campione olimpico è riuscito a saltare in alto fino a 2 metri e 39; però anche che quel palazzo pericolante è stato finalmente fatto saltare, alla presenza del sindaco e della cittadinanza tutta. Se sentissimo poi lamentare “oh no, mi è saltato un bottone!” non immagineremmo certo l’improvviso animarsi del dischetto bucherellato che tiene unite le due falde del cappotto. Così, nessuno si stupirebbe sentendo due attori che nel ripassare il copione di uno spettacolo si sono accorti di aver saltato una battuta.
Letteralmente, l’atto di saltare indica lo staccarsi del corpo dal suolo, con entrambi i piedi (o le zampe!), rimanendo per qualche velocissimo istante sospeso in aria.
Un’azione rapida e dinamica che deve aver dato la spinta a questo verbo per estendersi duttilmente nelle altre accezioni e nei vari significati figurati che esso esprime. Ad accomunarli tutti sembra esserci l’idea fondamentale di uno stacco, dell’interruzione di una continuità, di qualcosa di rapido e improvviso.
Anche pensando alle polirematiche, abbiamo l’esempio del “saltare in mente”, che esprime un improvviso e inaspettato insorgere di un’idea, perlopiù considerata fuori luogo o strana (“ma che ti salta in mente?!”). Oppure il “saltare fuori” di qualcuno o qualcosa, cioè il suo palesarsi improvviso e inatteso, e così quel “saltare agli occhi” con cui si allude a qualcosa che si manifesta alla vista con immediata evidenza:
Saltare è uno di quei verbi che Leopardi analizza, nel suo Zibaldone, tra i cosiddetti “continuativi”: derivati da un altro verbo, nella lingua latina essi andavano a significare il reiterarsi dell’azione espressa da quest’ultimo. Così dal verbo latino salire, che significava ‘balzare, fare dei salti’, si era poi generato il continuativo saltare, con il significato specifico di ‘danzare, ballare’:
Il saltarello romano, di Bartolomeo Pinelli (1815)
Tuttavia, nota Leopardi, spesso nel viaggio sino all’ italiano (e alle altre lingue romanze) il significato originario di questi verbi continuativi si è venuto a perdere. Il caso di saltare ne è un esempio piuttosto arzigogolato: esso è andato ad assumere quello che era il significato del verbo da cui si era formato, cioè salire, il quale a sua volta ha cambiato il suo significato latino originario, diventando il nostro odierno “muoversi verso l’alto”.
Senza dubbio un verbo dinamico, nato dalla musica e dall’allegria (non a caso si “salta dalla gioia”), e segnato da un destino caleidoscopico che, dalle sue origini “a matrioska” fino a oggi, lo ha visto saltare da un significato all’altro, in una curiosa e continua danza tra immagini, idee e sfumature sempre nuove.