Scocciare

scoc-cià-re (io scòc-cio)

Significato Disturbare, importunare, infastidire; al riflessivo annoiarsi, stancarsi

Etimologia derivato di coccia ‘guscio, chiocciola’ — dal greco kochlías ‘chiocciola, conchiglia’, attraverso il latino classico cŏchlĕa e il volgare *cŏcea, — con una s- privativa; propriamente, ‘rompere il guscio’.

  • «Mi sono scocciato di starti ad ascoltare.»

“Nessuno m’impedirà di veder l’amato bene!” annuncia con pedante incisività ai Bravotti di don Paperigo Gertruda da Monza, nota ai suoi contemporanei come la scocciatrice di Monza o anche la rompiscatole lombarda nell’immensa opera ‘I promessi paperi’, pubblicata nel 1976 da Segantini e Chierchini. Ella è l’appassionata corteggiatrice del signorotto don Paperigo, il quale invece non la può vedere nemmeno da lontano.

Il suo epiteto deriva dal verbo scocciare, che ha una pacatezza finissima nel designare invece qualcosa che è puro fastidio e che magari meriterebbe definizioni ben più colorite. Il vocabolario ci offre una batteria di termini dalle sfumature più disparate: molestare è al contempo contenuto, ma sa adombrare quanto di peggio possa esserci; dare noia, toscanissimo, pare appena uscito da Pinocchio; infastidire, così come disturbare, sono generici e opachi; importunare suona un po’ da istitutrice tedesca.

Ci sono poi i vari complementi oggetto che possono corredare il verbo ‘rompere’: le garbate scatole, i biblici zebedei e i vari gradi di volgarità con cui si possono definire i testicoli. Scocciare ha il pregio di essere anche riflessivo, per cui può essere sia il mero disturbare l’altrui tranquillità, sia il tediarsi di un qualcosa o di una situazione. La cosa più bella è che nell’etimologia si può vedere proprio il concetto di rompere, che evidentemente, nella psicologia dell’immaginario collettivo, è strettamente connesso all’idea di stufarsi, averne fin sopra le orecchie.

Nella fattispecie, scocciare entra in italiano come voce meridionale, derivata dalla parola coccia con prefisso privativo s-. Coccia sta per guscio o chiocciola, a sua volta dal greco kochlias, conchiglia, chiocciola. Di fatto scocciare significa rompere un coccio in mille pezzi, e non serve l’immaginazione di Salvador Dalì per capire che rompere un coccio è la metafora che indica ben altre rotture.

Quindi scocciare, che oramai è imparentato talmente alla lontana con i testicoli da non salutarli nemmeno quando li incontra per strada, si veste di una giubba col revers ricamato di garbo e pacatezza e fa la sua bella figura anche nei contesti più formali: il professore fa notare che si è scocciato parecchio degli studenti che si prenotano all’esame e che poi non si presentano; gli ci vuole poco a scocciarsi delle varie fidanzate, a quel tuo amico; in ufficio stiamo affrontando diverse scocciature riguardo alcuni ricorsi per cassazione; per carità, cambiamo marciapiede sennò ci tocca fermarci a discorrere con quello scocciatore logorroico!

Parola pubblicata il 01 Novembre 2026 • di Maria Costanza Boldrini