Osservatorio astronomico; punto elevato o cima di un edificio da cui si può osservare il cielo; punto di vista
voce dotta recuperata dal latino specula ‘vedetta, osservatorio’, da spècere ‘osservare’.
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Osservatorio astronomico; punto elevato o cima di un edificio da cui si può osservare il cielo; punto di vista
voce dotta recuperata dal latino specula ‘vedetta, osservatorio’, da spècere ‘osservare’.
Nell’antichità, discorso pronunciato in onore a un defunto; iscrizione sopra una tomba; stroncatura
voce dotta recuperata dal latino epitaphium, prestito dal greco epitáphios, derivato di táphos ‘tomba’ col prefisso epí ‘sopra’ — letteralmente ‘sopra la tomba’, sottinteso ‘discorso pronunciato’.
Figura retorica che consiste nella ripetizione di una parola all’interno della stessa frase con sfumature diverse, e intenti enfatici
dal greco diáphoros ‘diverso’, derivato di phéro ‘portare’, col prefisso dia-, che qui indica separazione.
In diritto penale, escludere un fatto dalla rubrica di reato in cui era stato incluso; diminuire d’importanza, reinquadrare a livello più basso
composto parasintetico di rubrica, con un prefisso de- che indica separazione e un suffisso verbale; a sua volta è una voce dotta recuperata dal latino rubrìca ‘rossa’ (sottinteso ‘terra’) in riferimento all’ocra usata per scrivere in rosso, derivato di ruber ‘rosso’.
Spiegazione prolissa e pedante; in una narrazione, spiegazione esplicita e didascalica
da spiega, riduzione di spiegazione.
Basilare, fondamentale; Principe della Chiesa
voce dotta recuperata dal latino tardo cardinal, da cardo ‘perno, cardine’.
Copia, riproduzione (anche malfatta)
formazione pseudo-latina moderna, letteralmente composta da fac ‘fa’ e simile ‘una cosa simile’.
Argomento in apparenza logico che giunge a conclusioni contraddittorie o contrarie all’esperienza comune; affermazione incredibile, assurdità
voce dotta recuperata dal latino paradoxum, dal greco parádoxon, neutro sostantivato di parádoxos ‘contrario alla comune opinione’, composto di para- nel senso di contrapposizione e dóxa ‘opinione’.
Mammifero domestico della famiglia [Suidae], detto anche porco o suino, appartenente alla stessa specie del cinghiale ([Sus scrofa])
dal latino maialis, probabilmente derivato dal nome della dea della primavera Maia, cui era uso sacrificarlo.
Strumento musicale a fiato; in senso figurato, persona piena di sé che parla usando toni esagerati, tronfi
da tromba, letteralmente ‘grossa tromba’. Secondo la ricostruzione classica, dall’antico alto tedesco trumpa ‘strumento a fiato o a percussione’, di origine onomatopeica; secondo alcuni, dal latino triumphus, nella forma locale trumba, e dall’uso delle tubae celebrative nei trionfi.
Proprio del rizoma; che si sviluppa orizzontalmente senza gerarchia
da rizòma, recuperato modernamente dal greco rhízoma ‘complesso di radici’, da rhíza ‘radice’.
Che è proprio dei gesuiti, che appartiene ai gesuiti e al loro ordine; in senso dispregiativo ipocrita, falso, subdolo
da gesuita, ovvero chi appartiene all’ordine religioso della Compagnia di Gesù, in latino Societas Jesu. Da Jesus, a sua volta attraverso il greco ellenistico Iesus, dall’aramaico Yeshua, che in ebraico è Yĕhoshūa, nome teoforico composto da una particella Yah, o Jah, che indica Dio e la parola yasha, salvezza, col significato di ‘Dio è salvezza’.
Grammatico pedante, da strapazzo
derivato di grammuffa, alterazione scherzosa di grammatica, composto con stronzolo.
Onda di marea che in certi estuari risale i fiumi
attraverso il francese, dal guascone mascaret, ‘macchiettato’, riferito a un tipo di bue pezzato, da mascará ‘annerare’, di origine dibattuta.
Espressione linguistica che possiede la qualità che esprime
composto contemporaneo (attestato negli anni ‘60) con gli elementi di origine greca auto- ‘relativo a sé’ e -logico, che si riconduce a logos, ‘discorso’.
Ardimentoso, coraggioso, acceso; ostile, avverso
voce dotta recuperata dal latino animosus, da animus ‘animo’.
Elemento chimico (simbolo Au), metallo nobile, giallo brillante, che la società umana ha sempre ritenuto prezioso e di grande valore
attraverso il latino volgare orum, dal latino aurum, che nasce da una radice proto-italica ricostruita come auso-, di origine indoeuropea.
Identità di suono fra due parole dalla vocale tonica in poi, verso, componimento poetico; come altro lemma, fessura anatomica
nel primo caso, attraverso l’antico francese rime, dal latino rhythmus, prestito dal greco rhythmós — forse affine a rhêin ‘scorrere’. Nel secondo caso, voce dotta recuperata dal latino rima ‘fessura, crepa’.